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La cura segreta dell'alcolismo, il Metodo Sinclair

 Sinclair Imagens Evangelicas in
di Patrizia Marani

Dall’alcolismo si può guarire. Esiste una cura con il 78 per cento di probabilità di riuscita, ma è praticamente sconosciuta e quasi inutilizzata, perché?

L’alcol è una droga che uccide una persona ogni 10 secondi. Aperitivi, happy hours, brindisi a ogni ricorrenza: vino e bevande alcoliche sono associati nel nostro immaginario a momenti gioiosi, di festa, non al rischio che essi comportano. Eppure l’alcolismo è la terza piu' importante causa di morte al mondo, con 3 milioni e 300.000 morti ogni anno (OMS Report 2012).

Le bevande alcoliche sono classificate dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come sostanze cancerogene: sono la seconda causa di morte oncologica dopo il tabacco. Non solo: sono più di 200 i disturbi causati dall’abuso di alcolici, oltre al rischio di dipendenza patologica. L’alcol è l’unica sostanza d’abuso la cui astinenza può causare delirium tremens e persino la morte dell’alcolista.

L’Europa ha il più alto consumo pro-capite di bevande alcoliche al mondo. Nella sola UE gli alcolici causano 195.000 morti l’anno e sono la terza causa di morte prematura, dopo l’ipertensione e il tabagismo. Eppure, l’allarme sociale è minimo, di gran lunga inferiore a quello associato alle droghe pesanti, sebbene le statistiche siano chiare. Negli USA, nell’anno 2009 le morti per alcolismo sono state 89.000 (meno della metà che nella UE); per droghe illegali, comprese quelle indirette come omicidi e incidenti collegati a esse, 17.000. Nel 2005, su quasi 4 milioni di persone curate per abuso di sostanze, 2 milioni e mezzo lo sono state per uso di alcolici. Fra tutte le sostanze d’abuso, gli alcolici sono il killer numero 1.

L’alcolismo ha segnato la mia vita, come quella di molti miei coetanei. Personalmente, io sono pressoché astemia, ma alcuni miei cari sono divenuti alcolisti. Ricevendo le confidenze di alcune amiche, mi sono resa conto con stupore che diverse di loro avevano avuto in famiglia lo stesso problema – un ex-marito, un padre o una sorella.. Non è una circostanza fortuita, ma il sintomo di un problema dilagante che meriterebbe scritte e immagini sulle bottiglie di tenore analogo a quelle presenti sui pacchetti di sigarette, con limitazioni simili per scoraggiarne l’abuso, soprattutto da parte dei minori, per i quali il danno è devastante. Ma gli alcolici sono la nostra droga elettiva, radicata nella nostra cultura, una parte importante della nostra economia (profitti privati ma perdite collettive, considerando i costi che comporta per la sanità e in termini di sofferenze umane) e onnipresenti nei nostri ambienti di vita e nei media. Ciò fa sì che sia veramente arduo uscirne. Trovare la tua droga preferita nel bar sotto casa, nelle migliaia di locali che costellano la tua città, vederla rappresentata nei cartelloni pubblicitari, in situazioni glamour in TV, bevuta dai tuoi amici a ogni occasione sociale, rende particolarmente difficile e persino irrealistico che la persona riesca a “smettere”. Eppure, tutti ti dicono: “Smetti, che ci vuole? Un po’ di forza di volontà, suvvia!”

Non esiste, infatti, neppure un consenso su cosa sia veramente l’alcolismo: si tratta di una malattia, di una dipendenza patologica o, come si pensa comunemente, di un vizio? Tradizionalmente, lo stigma associato all’abuso di alcol è quello della debolezza, della persona in difetto di volontà. Ma se fosse davvero così, se fosse facile spezzare la catena della dipendenza da alcolici, perché mai l’alcol rimarrebbe un simile flagello?

L’80-90 per cento delle persone che soffrono di questo disturbo, difatti, non ricorre neppure ad aiuto medico, in parte per lo stigma a esso associato e in parte per la richiesta di astinenza assoluta che le cure prevalenti comportano. Nell’arco di quattro anni, tuttavia, anche l’85-90 per cento del 10 per cento che vi fa ricorso ricade. Questi numeri la dicono davvero lunga sulla qualità delle terapie che gli alcolisti hanno a disposizione.

UNA CURA APPROVATA E RICONOSCIUTA DA TUTTE LE ISTITUZIONI PREPOSTE CON UN'EVIDENZA SCIENTIFICA SCHIACCIANTE DELLA SUA VALIDITA' 

E’, quindi, a dir poco sorprendente, se non sospetto, che una cura con la straordinaria percentuale di riuscita del 78 per cento Sinclair Method, effectiveness comparison with other treatments(la cifra si basa su percentuali registrate in cliniche in Finlandia e in Florida) sia ignota ai più, siano essi alcolisti che, ahimè, esperti di alcolismo. Si tratta del cosiddetto misconosciuto Metodo Sinclair, dal nome del ricercatore che l'ha messa a punto, ovvero di Estinzione Farmacologica, una terapia che è in giro da alcuni decenni, non un anno o due. Il naltrexone, la pillola alla base del Metodo Sinclair, era stato già approvato dalla Food and Drug Administration sin dal 1994 e nel 2006 ha avuto la benedizione dell’American Medical Association sul cui giornale sono stati pubblicati i risultati di COMBINE. Si tratta di una sperimentazione clinica sul Metodo Sinclair che ha coinvolto tutti i maggiori esperti americani di alcolismo, la più ampia sperimentazione nella storia della ricerca scientifica sulle dipendenze patologiche. L’utilità del Naltrexone nella cura dell’alcolismo è stata riconosciuta dall’OMS e supportata da più di 70 sperimentazioni cliniche (dati del 2012). Il farmaco, inoltre, è stato approvato in gran parte dei paesi europei, fra cui la Finlandia: il Metodo Sinclair è, infatti, il protocollo standard di cura utilizzato nel paese scandinavo. Per 40 anni, lo stato finlandese ha finanziato la ricerca scientifica sull’alcolismo, presso l’Istituto di Salute Pubblica Nazionale e lo stesso ricercatore americano David Sinclair, lo scienziato padre del Metodo Sinclair. Non è un caso che la Finlandia sia all’avanguardia nella ricerca di una cura dell’alcolismo: nel paese, l’abuso di alcolici è la prima causa di morte di uomini e donne fra i 15 e i 64 anni.

Sin dagli anni ’60, nei laboratori dell’ISPN, era stata selezionata un ceppo di ratti molto attratti dagli alcolici, e una razza di ratti astemi, evidenziando l’importanza dell’ereditarietà nell’alcolismo. Secondo Sinclair, difatti, l’alcolismo è una malattia della mente con basi genetiche: semplicemente, alcune persone hanno una predisposizione genetica a provare più piacere quando bevono rispetto alla media della popolazione.

LA CHIMICA DELL'ALCOLISMO

Tuttavia, non si nasce, ma si diventa alcolisti: l’alcolismo lo apprendi, ma come? Ogni volta che bevi una bevanda alcolica, il cervello viene invaso dai messaggeri dell’emozione e del piacere, le endorfine, sostanze simili alla morfina in grado, quindi, pure di sopprimere o attenuare il dolore. Nel cervello esistono miliardi di recettori preposti a ricevere questi oppiacei endogeni. Le endorfine ti rinforzano nel bere e rinforzano nella tua mente tutto ciò che è in relazione a esso – pensare all’alcol, andare al bar, desiderare una bevanda alcolica, ordinarla, aspettarla e, infine, berla. Ciò accade a tutti noi, ma alcune persone, a causa della loro struttura genetica, ricevono dalle endorfine un rinforzo molto più potente. Col tempo finiscono col perdere il controllo, l’alcol comincia a dominare la loro vita e ne divengono totalmente dipendenti. E’ un circolo vizioso che può essere spezzato o indebolito mediante l’assunzione di naltrexone, il farmaco messo a punto da Sinclair e il suo team di ricercatori. Essendo un antagonista degli oppioidi, il naltrexone blocca i recettori delle endorfine presenti nel cervello e impedisce materialmente l’azione di rinforzo, dando l’avvio al processo naturale detto di estinzione del comportamento appreso.

IL LIBRO CHE SPIEGA IN DETTAGLIO IL METODO SINCLAIR Nel libro dello psichiatra Roy Eskapa – non tradotto in italiano – “The Cure for Alcoholism” dedicato al Metodo Sinclair, con introduzione di David Sinclair stesso, si legge: “Si può ora guarire dall’alcolismo, non attraverso l’astinenza, ma assumendo un farmaco detto naltrexone un’ora prima di bere alcolici. Il naltrexone non genera dipendenza patologica e solo raramente causa lievi effetti collaterali. La riduzione del desiderio compulsivo di bere e del bere stesso è progressiva. Si possono osservare benefici già dopo 10 giorni di cura, ma gli effetti sono più di tre volte maggiori dopo 3-4 mesi, quando la compulsione a bere sarà diminuita a tal punto da rendere l’ossessione per l’alcol solo un pallido ricordo. Alcune persone sceglieranno di smettere completamente di bere, mentre altre continueranno a farlo a livelli sicuri e sotto controllo. I benefici continuano ad aumentare all’infinito purché tu assuma il naltrexone ogniqualvolta bevi” (Eskapa, pg. 3 e 4).

La cura quindi funziona, ma solo a tre condizioni:
1 – che la pillola sia assunta assieme all’alcol. Il Metodo Sinclair agisce solo negli alcolisti attivi, non in quelli già astinenti, che non devono quindi intraprenderla;
2 - che si assuma la pillola almeno un’ora prima di bere il primo bicchiere;
3 - che si beva sempre e solo a seguito dell’assunzione della pillola, per tutta la vita.

Tutti i settanta e più studi vantati nel libro di Eskapa a favore del Metodo Sinclair hanno mostrato inequivocabilmente che l’efficacia della cura si dispiega SOLO SE SI SOMMINISTRA A UN ALCOLISTA ATTIVO e se la persona BEVE sempre e solo DOPO (almeno un’ora) aver preso il naltrexone. Eskapa spiega: “Le sperimentazioni (cliniche) hanno evidenziato che il naltrexone funziona solo se assunto bevendo” (Eskapa, pg. 5). Seppure possa sembrare un controsenso per la maggior parte dei medici e persino immorale, al paziente che intraprende il Metodo Sinclair NON DEVE essere chiesto di astenersi dal bere, proprio il contrario. Perché? Intraprendere il Metodo Sinclair non comporta solo l’assunzione passiva di una pillola, ma la responsabilità di seguire un protocollo di trattamento che si dispiega nel tempo. L’efficacia del metodo implica la comprensione delle maggiori scoperte realizzate dal Dott. Sinclair che sono i tre pilastri della cura.

1. L’Effetto di Deprivazione da Alcol

Sinclair ha scoperto che l’astensione porta all’aumento del desiderio compulsivo di bere e, nel tempo, alla ricaduta. Un errore terapeutico all’origine dell’incapacità di curare davvero la dipendenza da alcol è quello, quindi, di chiedere al paziente l’astensione. Il ricercatore, infatti, osservava che i topi alcolisti mantenuti in astinenza moltiplicavano la dose di alcol assunta precedentemente al periodo di astinenza non appena la sostanza alcolica veniva messa nuovamente a loro disposizione.

L’astensione rende i circuiti neurali ancora più sensibili, accentuando il desiderio compulsivo di alcolici più che mai. Praticare l’astensione, è come cercare di fermare un riflesso condizionato - quale è, secondo Sinclair, l’impulso a bere - con la forza di volontà: per questo, a suo avviso, le cure che cercano di rafforzare la volontà dell’alcolista – come l’Antabuse - sono poco efficaci, se non tout court dannose (pare che finisca con l’accrescere addirittura il craving). La dipendenza fisica non è la causa dell’alcolismo, perché se così fosse, rimuovere la dipendenza – realizzabile in poche settimane di astinenza - porterebbe alla guarigione dell’alcolista. Al contrario, invece, il desiderio compulsivo non diminuisce per mesi o anni, perché?

“In realtà, privare gli alcolisti dell’alcol aumenta il loro impulso a bere. Detossificarli chiudendoli in strutture senza alcolici può farli smettere di bere sino a che vi rimangono, ma non appena escono e, soprattutto, incontrano degli stimoli (triggers), come una situazione stressante improvvisa o perché passano vicino al bar preferito, immancabilmente ricadono” (Eskapa, pg. 19).

A sostegno della tesi di Sinclair vi sono pure sperimentazioni recenti nel campo delle neuroscienze. E’ stato, difatti, scoperto che “Se ti sforzi troppo di controllare le cose, perdi la capacità di farlo in modo efficiente..” spiega il neuroscienziato Mark Lewis, esperto di tossicodipendenze. Il fenomeno viene descritto come “affaticamento dell’Ego” (Ego fatigue/depletion). Soprattutto per quanto riguarda gli onnipresenti alcolici, all’alcolista è richiesto uno sforzo continuo di autocontrollo per il quale la macchina del cervello umano non è predisposta. Il sistema dopaminergico, attivato da stimoli percettivi, si è formato, divenendo estremamente efficiente, allo scopo di raggiungere l’oggetto del desiderio ”..per afferrare quella mela che pende più in basso” e non per astenersi dal farlo.

2. L’Estinzione Farmacologica

Secondo pilastro del Metodo Sinclair è quello dell’Estinzione Farmacologica. Per comprenderla è necessario capire a fondo come viene appresa dal nostro cervello, secondo Sinclair, la dipendenza patologica da una sostanza d’abuso, un’analisi recentemente confermata dalle neuroscienze.

COME SI APPRENDE L’ALCOLISMO Che cos’è un alcolista secondo David Sinclair? E’ una persona in cui la pulsione a bere alcolici, a causa di un’interazione fra fattori genetici e ambientali, è divenuta così dominante all’interno del cervello da impedire all’individuo di funzionare in modo adeguato nella società. Quell’istinto o pulsione finisce col dominare il comportamento e la vita della persona.

Il bere alcolici è divenuto un riflesso biologico inconscio potente. Oltre all’impulso vitale a nutrirti e a dissetarti, un nuovo istinto si è subdolamente insinuato all’interno del tuo cervello. Una volta che ha preso possesso della tua mente, il bisogno di bere alcolici diviene forte quanto quello di bere acqua, quanto l'istinto di dissetarti. Percio’ la persona alcolista sembra talvolta come posseduta: non e’ più tua figlia, tuo padre, tua sorella o tuo marito che hai di fronte, ma un essere “altro”, e' l'alcol al comando.

Il comportamento d’abuso viene appreso e rinforzato in modo potente attraverso la ripetizione, sino a che la persona non è più in grado di controllarlo coscientemente. E’ il concetto del cane di Pavlov: dopo aver suonato una campanella, lo scienziato dava sempre da mangiare al cane, sino a che il suono della campanella attivava la salivazione dell’animale pure in assenza di cibo.

ENTRIAMO DENTRO AL CERVELLO PER CAPIRE IL MECCANISMO DI APPRENDIMENTO Le neuroscienze, difatti, mostrano attraverso le tecniche di neuroimaging che la ripetuta assunzione di una determinata sostanza o la ripetizione frequente di un comportamento, porta all’”apprendimento profondo”. Il cervello si specializza, “potando” altre parti che considera meno utili e sviluppando un grande numero di sinapsi che generano un circuito o rete neurale atto a sostenere e rafforzare un determinato tipo di comportamento, quello reiterato. ** 

In ultima analisi, la tossicodipendenza o la dipendenza da alcolici non sono altro che “un’abitudine radicata appresa.” La persona beve, le endorfine sommergono il cervello, legandosi ai recettori degli oppioidi, i quali si attivano e provocano il rinforzo delle reti neurali appena usate, quelle che sono all’origine del desiderio compulsivo di alcolici e del comportamento legato al bere. Più il comportamento viene ripetuto, più sviluppati diverranno quei percorsi neurali e i neuroni che li formano si attiveranno tanto più speditamente in futuro, tanto che la mera vista di una bottiglia o persino un umore euforico o depresso possono costituire un potente stimolo a bere per l’alcolista. Se all’inizio il neurone responsabile del desiderio di bere doveva attivarsi cento volte prima che il secondo neurone, quello preposto a far scattare il comportamento (in questo caso del bere) si attivasse a sua volta, quando la persona è dipendente dall’alcol, basta una sola attivazione del primo neurone a far scattare il secondo.

L’alcolismo è dunque appreso rinforzando costantemente i circuiti neurali superspecializzati che si vengono a formare nel cervello..Una volta formatisi, questi circuiti all’origine della compulsione a bere rimangono potenti e in grado di dominare gli altri comportamenti per tutta la vita” (Eskapa, pg 8) . Un precetto fondamentale di Alcolisti Anonimi, infatti, è: una volta che si diviene alcolisti per tutta la vita alcolisti.

L’ESTINZIONE Il Metodo Sinclair, invece, guarisce dall’alcolismo perché riporta il cervello nella sua condizione originaria, quella in cui si trovava prima di apprenderlo, ma come?

Nei laboratori di Helsinki, Sinclair scoprì ben presto che il cervello fabbrica i propri oppiacei endogeni in-house, le endorfine, e che possiede dei recettori cui morfina e altri oppiacei come l’eroina si possono legare.

Ma se un’ora prima s’ingerisce il naltrexone, un antagonista degli oppiacei, le endorfine sprigionate dall’assunzione di alcolici rimbalzano senza raggiungere la meta, giacche’ i recettori sono già occupati dal naltrexone stesso. L’effetto è che l’alcolista prova una diminuzione del piacere a seguito del bere. Il sistema nervoso, allora, reagirà innescando il processo contrario a quello dell’apprendimento, vale a dire indebolendo le connessioni all’origine del desiderio compulsivo e del bere patologico. E’ l’inizio del processo di estinzione farmacologica.

Le reti o “superautostrade” neurali dell'alcolismo, come le definisce Eskapa, si riducono gradualmente perché il naltrexone assunto un’ora prima di bere, infilandosi nei recettori delle endorfine come una chiave nella serratura, sbarra la strada alle molecole delle emozioni interrompendo il circolo vizioso di rinforzo e trasformando, un bicchiere dopo l’altro, le autostrade alcoliche in “sentieri di campagna”.

Sinclair naltrexone taken with abstinence

Attenzione, però, che il Naltrexone non protegge ne’ dall’intossicazione acuta da alcol ne’ dal coma alcolico, quindi, le prime fasi della cura, quando le quantità di alcolici bevute sono ancora elevate, sono le più delicate.

DETOSSIFICAZIONE “NATURALE  Con il Metodo Sinclair, l’alcolista si disintossica in modo naturale, diminuendo gradualmente la quantità di alcolici e senza bisogno di farmaci che possono causare dipendenza, come le benzodiazepine, l’alcover o un medicinale come l’antabuse, che può addirittura causare la morte del paziente. “..dopo diversi mesi di riduzione graduale della quantità di alcol, i pazienti stanno ormai consumandone poco senza aver mai mostrato alcun sintomo di astinenza. Pertanto, far assumere il naltrexone agli alcolisti attivi può essere considerata una nuova, superiore forma di detossificazione graduale” (Eskapa, pg. 77) che permette al corpo di adattarsi lentamente all’assenza di alcol nel sistema.

MA INCREDIBILMENTE, IL NALTREXONE VIENE PRESCRITTO ASSIEME ALL’ASTINENZA! SI PUO' TROVARE UN TALE ERRATO METODO DI PRESCRIZIONE PERSINO RIPORTATO SUL BUGIARDINO DEL FARMACO Ma Eskapa avverte ripetutamente che “assumere il naltrexone senza bere può ridurre un po’ il desiderio di dolci o sesso, ma non ridurrà mai il desiderio compulsivo degli alcolici. L’estinzione agisce solo su quei comportamenti mediati dalle endorfine che hanno luogo in contemporanea all’assunzione del farmaco “(Eskapa, pg. 34). Pertanto, se il naltrexone viene prescritto assieme all’astinenza da alcol, si impedisce proprio quella estinzione del desiderio compulsivo di bere che si vuole ottenere e che è lo scopo precipuo del medicinale. Ben trentasei sperimentazioni cliniche, difatti, mostrano che il Naltrexone, prescritto assieme all’astensione, ha addirittura prodotto risultati peggiori di un placebo.

3. L’Apprendimento Accresciuto Farmacologicamente, per rafforzare comportamenti sani alternativi

Il terzo pilastro del Metodo Sinclair consiste nell’apprendimento, esaltato farmacologicamente, di comportamenti positivi alternativi. Sappiamo che nel cervello dell’alcolista sono presenti delle superautostrade di neuroni pronti ad attivarsi di fronte al primo cartellone pubblicitario o alla prima fantasia alcolica, causando il desiderio compulsivo di bere. I percorsi neurali che stimolano a compiere attività piacevoli alternative endorfino-mediate sono, al contrario, divenuti vieppiù deboli e sempre meno in grado di attivarsi: ecco perché la necessità del terzo pilastro, quello di apprendimento accresciuto farmacologicamente di comportamenti positivi.

Questi comportamenti possono venire rinforzati grazie a un’aumentata espressione dei recettori delle endorfine ottenuto in conseguenza dell’assunzione corretta del naltrexone. Perché mai? Il nostro cervello, come il metabolismo di chi intraprende delle diete dimagranti, cercherà di adattarsi, aggirando il blocco dei recettori per opera del farmaco. Il corpo, difatti, reagisce al blocco di qualsiasi tipo di recettore aumentandone il numero. Di conseguenza, l’assunzione di naltrexone causa un aumento dei recettori degli oppioidi e il cervello diviene supersensibile alle endorfine. Questo aspetto può essere nel contempo un punto problematico e di forza del Metodo Sinclair.

Dopo alcuni mesi di trattamento, diminuita la quantità di alcolici assunta, è necessario iniziare ad astenersi dal bere per un paio di giorni, durante i quali bisogna intraprendere attività positive, cose che amiamo o ameremmo fare quali, ad esempio, passeggiate, nuove attività sportive, viaggi, sesso, letture, teatro o concerti. Quando l’alcolista si astiene e contemporaneamente NON assume il Naltrexone, i recettori degli oppiacei naturali del sistema nervoso sono per alcuni giorni ultrasensibili. Pertanto, le attività piacevoli intraprese creeranno velocemente delle autostrade neurali positive alternative che andranno a sostituire quelle nefaste, e in estinzione, del bere patologico.

Al contrario, le attività piacevoli endorfino-mediate non dovrebbero essere praticate nei giorni in cui si assume il naltrexone, ma riservate unicamente ai giorni di astinenza dal bere e dal farmaco. Questo punto comporta un'ovvia difficolta': come si puo' rinunciare a tutto cio' che ci piace fare e riservarlo unicamente ai giorni di astensione? Nei primi mesi, non dovrebbero esserci grandi difficolta'. L'alcolista, in quanto tale, e' dominato da un unico piacere. Ma quando il bere diminuisce, e' necessario iniziare a praticare le attivita' piacevoli, per quanto possibile, solo nei giorni di astensione. Riservare quindi sesso, corsa o lunga passeggiata, esercizi in palestra ecc. per quei momenti.

Da un lato, quindi, il Naltrexone blocca la gratificazione che l’alcolista riceve bevendo, portando alla graduale cancellazione o estinzione delle “autostrade” neurali all’origine dell’abitudine patologica dell’alcolismo. Dall’altra, sospendendone temporaneamente l’assunzione assieme al bere, rende i recettori delle endorfine più numerosi e supersensibili. Il che rafforza ed esalta il piacere che la persona prova intraprendendo attività positive endorfino-mediate alternative.

LA LISTA DEL PIACERE All’inizio della cura, è bene che il paziente stili una lista di ciò che ama fare, delle attività a lui gradite.

La lista serve a far si’, da un lato, che le eviti sistematicamente nei giorni in cui assume il naltrexone prima di iniziare a bere, perche' la pillola potrebbe attenuare le endorfine risultanti da tali attivita’ desiderate assieme a quelle dell’indesiderata attivita’ del bere; dall’altro, che il paziente le pratichi meticolosamente nei giorni di astensione. Come?

Eskapa consiglia di iniziare con il fine settimana: il venerdì pomeriggio si è preso il farmaco, il sabato ci si astiene sia dal naltrexone sia dal bere. Dalla domenica pomeriggio, dopo circa due giorni,*** s’inizia a praticare le attività positive. Per un paio di giorni circa, mangiare il nostro piatto preferito parrà irresistibile, la compagnia di un nostro caro molto piacevole, un bacio dell’amato travolgente, una galoppata entusiasmante, una passeggiata con il nostro cucciolo superemozionante…

IL LATO OSCURO DELL’IPERSENSIBILITA’ Questo e' un altro snodo delicato del Metodo Sinclair. Se il paziente non riesce ad astenersi, dovrà immediatamente riassumere il farmaco prima di bere e riprovare ad astenersi nuovamente a uno stadio più avanzato della cura. Perché se l’alcolista beve SENZA aver preso il Naltrexone o senza aver aspettato almeno un’ora dopo aver iniziato la cura, i recettori divenuti super-sensibili ricreeranno velocemente le autostrade dell’alcolismo, facendone riapprendere il comportamento, con ricadute potenzialmente molto pericolose e riportando altrettanto celermente l’alcolista al punto di partenza. E’, difatti, noto che i comportamenti estinti possono essere facilmente riappresi.

4. COME INIZIARE LA CURA E IL METODO DI ASSUNZIONESinclair Method Reduction of drinking after a few months on the treatment

A. Cercare un medico esperto del Metodo Sinclair. Se non lo si trova, chiedere il sostegno del proprio medico di famiglia, facendogli prendere visione di tutta la letteratura medica disponibile, in particolare del capitolo dedicato ai medici presente nel libro di Roy Eskapa, e chiedergli la prescrizione del farmaco.

B. ASSUMERE LA PILLOLA E ASPETTARE UN’ORA PRIMA DI INIZIARE A BERE. Non aspettare l’ora necessaria prima di assumerla riduce l’efficacia della cura: Naltrexone + bere (non prima di un’ora dopo) = Guarigione

C. PORTARE SEMPRE LA PILLOLA CON SE’, PER SICUREZZA. SE SI CEDE ALL’IMPULSO DI BERE SENZA AVERLA PRESA, ASSUMERLA SUBITO DOPO.

D. DOSI: pillola da 50 mg. Ma in certi casi possono essere prescritti sino a 100-150 mg senza effetti nocivi sull’organismo.

E. In Italia, il naltrexone è commercializzato con il nome Narcoral, Antaxone, Nalorex. Il nalmefene, la pillola gemella del naltrexone, con il nome di Selincro.

F. TENERE UN MINUSCOLO “DIARIO DELLE BEVUTE” da portare sempre con se’ per annotare quotidianamente le quantità di alcolici bevute e monitorare l’andamento della cura. 

G. STILARE LA LISTA DELLE ATTIVITA' PIACEVOLI

H. Dopo alcuni mesi di cura, PRATICARE L'ASTENSIONE DA PILLOLA E ALCOLICI CONTEMPORANEAMENTE. Praticare i comportamenti piacevoli endorfino-mediati solo nei giorni di astensione (anche il sesso), altrimenti si potrebbe ottenere l’effetto indesiderato di attenuare pure i comportamenti positivi.

Tutti questi fattori sono fondamentali per la riuscita della cura, accorciare i tempi di disintossicazione e quelli di estinzione del comportamento alcolista.

Per maggiori approfondimenti su come praticare esattamente la cura e come prescriverla rimandiamo al libro di Roy Eskapa “The Cure for Alcoholism”, dove tutti gli aspetti vengono descritti in dettaglio e dove vi è un intero capitolo dedicato a medici e psichiatri che vogliono approfondire la conoscenza del Metodo Sinclair.

UOMINI E TOPI

Il Metodo Sinclair non è liquidabile con la frase “gli uomini non sono topi” poiché è supportato da una mole enorme di evidenza scientifica, di sperimentazione clinica che ha avuto per oggetto sia ratti sia alcolisti umani.

Sinclair aveva notato in laboratorio che le curve di apprendimento e di estinzione sono identiche nei ratti e negli umani. L’unica differenza consisteva nei tempi, più lunghi per le persone che, a differenza dei topi, hanno bevuto per anni se non decenni e in numerosissime circostanze.

Il Metodo è semplice e può pure essere portato avanti senza ricovero ospedaliero o in comunità terapeutica, col solo appoggio di un medico di famiglia o uno psichiatra ben informato sul funzionamento della terapia. La sperimentazione ha evidenziato che, in assenza di disturbi mentali, non è necessario neppure un supporto psicoterapeutico. 

Dagli aneddoti di persone che hanno intrapreso il Metodo Sinclair narrati da Eskapa si evince che è molto importante un clima familiare positivo e l’appoggio di un partner informato. L’aiuto di uno psichiatra esperto del Metodo Sinclair ed empatico, capace d’incoraggiare e sostenere l’alcolista nel suo percorso, aumentandone l’aderenza al metodo, può ridurre notevolmente gli errori in cui il paziente può incorrere. L'aderenza al metodo, il seguire la cura con precisione e' cruciale per la riuscita e accorcia i tempi di guarigione.

EFFICACIA DEL METODO SINCLAIR Il metodo Sinclair vanta uno stupefacente 78 per cento di riuscita nelle sperimentazioni cliniche. Decine di migliaia di alcolisti sono guariti grazie al Metodo Sinclair, la cui efficacia cresce nel tempo. Un follow up effettuato da Sinclair su dei suoi pazienti ha evidenziato che dopo 3 anni tutti riferivano di provare una diminuzione del desiderio compulsivo molto più forte rispetto a 3 mesi dall’inizio del trattamento. Per le cure convenzionali accade esattamente il contrario.

Circa la metà dei casi in cui la cura non è risultata efficace, il paziente non ha preso la pillola o ha interrotto la cura. Solo il 10 per cento circa dei pazienti non risponde al Metodo Sinclair. Secondo alcune evidenze, la mancata risposta pare dovuta a un’assenza di carico genetico e/o a recettori degli oppioidi con una forma particolare.

LA DEPRESSIONE Sebbene il naltrexone non sia un antidepressivo, le sperimentazioni hanno evidenziato pure la recessione della depressione in gran parte degli alcolisti, dando una risposta al vecchio adagio se fosse nato prima l’uovo o la gallina. E’, dunque, l’alcol a causare depressione nella maggior parte degli alcolisti. Per una minoranza, la cui depressione ha origini di tipo diverso, è risultato, tuttavia, vero il contrario.

NALTREXONE + ASTINENZA = ACCRESCIUTO APPRENDIMENTO DELL’ALCOLISMO

Continua, tuttavia, la sperimentazione clinica del naltrexone realizzata chiedendo agli alcolisti di astenersi dal bere. Eskapa avverte che CHIEDERE ALL’ALCOLISTA DI ASTENERSI DAL BERE PRENDENDO IL NALTREXONE EQUIVALE A PREDISPORLO A DRAMMATICHE RICADUTE GIACCHE’, COME ABBIAMO VISTO IN PRECEDENZA, I RECETTORI DELLE ENDORFINE PRESENTI NEL CERVELLO, PER AGGIRARE IL BLOCCO OPERATO DAL FARMACO, DIVENGONO ULTRASENSIBILI. Il paziente che non ottiene risultati perché non ha beneficiato dell’estinzione a causa della richiesta di astensione, avrà i recettori delle endorfine sensibilizzate all’ennesima potenza e non appena riprenderà a bere lo farà tanto più pesantemente. Questo tipo di ricerca scientifica è pericolosa e nociva, dato che ostacola la disponibilità di una cura efficace per i milioni di alcolisti e le loro famiglie. I medici leggono i risultati negativi della ricerca scientifica realizzata con un metodo errato e si convincono dell’inefficacia del Metodo Sinclair.

PERCHÉ IL METODO SINCLAIR NON E’ DIFFUSO

Difficile da sradicare il convincimento che l'astinenza sia la giusta via da intraprendere per curare l’alcolismo: è un dogma quasi religioso presso gran parte dell’industria delle dipendenze. La cura richiederebbe lo sconvolgimento dell'approccio tradizionale di cura, molto piu' costoso rispetto al Metodo Sinclair che richiede l'uso di una pillola economica e l'aiuto al massimo di due figure mediche, medico generico e psichiatra. Gli interessi economici consolidati del settore delle cure dell'alcolismo sono contrari alla diffusione del metodo. 

Inoltre, le case farmaceutiche non guadagnano granché dal produrre un farmaco generico senza brevetto, quindi non sono incentivate a spendere per il marketing ecc.

Sinclair stesso spiega in una lettera a Eskapa che la prima casa farmaceutica a commercializzare il naltrexone consigliava un utilizzo errato nel bugiardino (Naltrexone + astinenza). Incredibilmente, lo avrebbe fatto per aggirare il pagamento del brevetto al suo detentore! Non risulta chiaro perché le condizioni d’uso non siano mai state rettificate neppure in seguito, dopo la scadenza del brevetto, dalla casa produttrice successiva.

SEI GUARITO QUANDO:

. Il desiderio compulsivo di alcol non esiste più o si è molto attenuato. Puoi bere come no.
. Non hai più l’ossessione del bere.
. Stai bevendo entro limiti di sicurezza (vedi libro Eskapa) o sei totalmente astinente.
. Gli altri notano che bevi in modo normale o hai cessato di bere.
. L’umore è buono, l’autostima è aumentata, ti senti bene fisicamente.

PREVENZIONE DELL'ALCOLISMO: il Metodo Sinclair puo' essere utilizzato pure come prevenzione: si desidera diminuire la quantita' di alcolici che assumiamo regolarmente? Vogliamo mettere al sicuro un adolescente che, avendo iniziato a bere con gli amici ecc., puo' avere una predisposizione genetica all'alcolismo perche' un familiare ne ha sofferto? Il naltrexone e' il farmaco giusto anche per qusti scopi, sempre dopo previa consultazione del proprio medico di famiglia.

Leggiamo su The Cure for Alcoholism: “Il metodo Sinclair è l’impegno di una vita, per questo dovrai sempre portare con te una pillola, perché l’alcolismo può essere riappreso velocemente: c’hai messo degli anni per diventare un alcolista, ma a ritornare tale ci metteresti dai 3 ai 6 mesi.

Ricorda che non devi sentirti inferiore o da colpevolizzare perché soffri di una dipendenza patologica da alcolici. Neppure l’autocondanna è utile. Non sei più responsabile del tuo bere compulsivo di quanto lo siano altre persone che soffrono di una malattia ereditaria.**** Ma come il diabetico è responsabile di assumere regolarmente l’insulina, TU SEI RESPONSABILE DELLA TUA GUARIGIONE. PRENDI SEMPRE IL TUO MEDICINALE ALMENO UN’ORA PRIMA DI BERE, PER TUTTA LA VITA”.

APPROFONDIMENTI

*Il neuroscienziato Mark Lewis spiega che cos’è l’affaticamento dell’Ego (Ego fatigue/depletion), in parole semplici, la perdita dell’autocontrollo. “Se ti sforzi troppo di controllare le cose, perdi la capacità di farlo in modo efficiente..” E questa affermazione è supportata dalla scoperta di quello che accade nel cervello quando, ad esempio, un alcolista vede la scritta Heineken, o il cartellone con il bicchiere di vino. Lo stimolo visivo o percettivo attiva la fantasia e il sistema dopaminergico. “La dopamina è il neurotrasmettitore che concentra l’attenzione sull’obiettivo immediato – ti fa insomma afferrare il frutto che pende più in basso – il sistema dopaminergico è sintonizzato sulla torta, sulla gratificazione immediata. La dopamina raggiunge il corpo striato dando luogo al desiderio o craving”. Si può cercare di resistere all’impulso, ma “non puoi farlo all’infinito, sforzarsi continuamente di non fare qualcosa, sopprimere un impulso immediato di fare qualcosa è impossibile. E’ come tenere alzato un braccio di lato, puoi farlo per cinque minuti ma prova a tenerlo alzato per un’ora. La macchina del nostro corpo non è fatta per quello. Ai tossici viene chiesto di sopprimere, controllare e inibire i loro impulsi per ore, giorni , settimane. Ai gruppi di Alcolisti Anonimi, l’alcolista viene esortato a non bere mai più'….questo è molto difficile per un tossico…è così difficile che la percentuale di successo di AA si aggira fra il 5 e l’8 per cento” (The Neuroscience of Addiction, Mark Lewis). 
I neuroscienziati hanno scoperto che quando la persona è obbligata a non soddisfare l’impulso di fronte all’oggetto del desiderio, il cervello subisce un forte affaticamento. Durante un esperimento, a un gruppo di persone a digiuno è stato chiesto di non mangiare i biscotti al cioccolato che avevano di fronte, ma solo i ravanelli di fianco ad essi. Il gruppo di controllo ha invece potuto mangiare tranquillamente i biscotti. I soggetti che hanno dovuto resistere all’impulso hanno in seguito riportato punteggi molto più bassi quando sottoposti a test cognitivi, rispetto al gruppo che ha potuto soddisfare il proprio impulso (The Neuroscience of Addiction, Mark Lewis).

** Lewis sostiene che questo particolare sviluppo del cervello è tipico non solo degli alcolisti e dei tossicodipendenti, ma delle persone che cadono in dipendenze comportamentali come quelle della pornografia e del gioco d’azzardo, o di persone molto specializzate in un’attività, quale può essere uno sportivo che si allena per ore ogni giorno. Non è, quindi, la sostanza tout court che crea la dipendenza patologica, ma la reiterazione di certi tipi di comportamento. Il neuroscienziato spiega il circolo vizioso della tossicodipendenza nel modo seguente: lo stimolo percettivo da’ origine a fantasie sull’oggetto del desiderio, le quali a loro volta provocano il rilascio di un afflusso di dopamina che raggiunge il corpo striato, generando un desiderio molto forte. Una volta soddisfatto, il desiderio lascia il posto a un senso di sollievo, cui fa seguito quello di perdita, emozione che innesca di nuovo il circolo vizioso. Ogni ciclo che si realizza rafforza vieppiù l’apprendimento del comportamento di dipendenza, fortificando “la configurazione sinaptica che ti rende un tossico”.

***Dal forum del thesinclairmethod.com ''La sperimentazione clinica indica che il Naltrexone blocca le endorfine generate dal bere per 24 ore. Non vogliamo, dal punto di vista del Metodo Sinclair, un blocco quando c'e' rinforzo proveniente da endorfine positive - come nel caso dell'esercizio fisico. Il  Naltrexone e' un antagonista puro degli oppioidi. Gli studi clinici indicano che 50 mg di naltrexone idrocloridrato bloccano l'effetto farmacologico per ben 24 ore. Non sono necessarie dosi aggiuntive se non dopo 6-8 ore come minimo, e solo su consiglio medico. A seguito dell'amministrazione orale, il naltrexone viene assorbito rapidamente e quasi completamente - il 96 per cento della dose - dal tratto gastrointestinale. I livelli massimi nel plasma di naltrexone e del 6-β-naltrexol hanno luogo entro un'ora dall'assunzione".  

**** PREDISPOSIZIONE GENETICA ALL’ALCOLISMO Parlare di predisposizione genetica a senso unico e' un po' una semplificazione. Il rischio dell'alcolismo e' dovuto a molti geni, pertanto non vi e' una divisione netta fra coloro che sono a rischio e coloro che non lo sono. Invece, c'e' al contrario una linea continua. A un estremo della linea continua, vi sono individui che, una volta che iniziano a bere, progrediscono verso l'alcolismo in pochi anni. All'altro estremo, vi sono poche persone protette geneticamente dallo sviluppare l'alcolismo. Fra i due opposti, vi e' una maggioranza di persone che diventano alcolisti SOLO QUANDO L'AMBIENTE PREDISPONE A BERE GRANDI QUANTITA' DI ALCOLICI. Quindi, l'ambiente ha una grande influenza sul numero di persone ammalate. 

 

FONTI BIBLIOGRAFICHE E ON LINE PER APPROFONDIMENTI DEL METODO SINCLAIR

 
 
 
 
 
Options Save Lives, il forum dove si trovano interventi di alcolisti in cura con il metodo Sinclair 

La TedTalk di Claudia Christian How I Overcame Alcoholism | Claudia Christian | TEDxLondonBusinessSchool

Sito web del Metodo Sinclair 

Articolo Scientifico di David Sinclair "Evidence about the use of naltrecone and for differrent ways of using it in the treatment of alcoholism, 01 January 2001

Substance Abuse and Mental Health Services Administration

Per un’esposizione dettagliata dei gravi problemi di salute connessi all’assunzione di bevande alcoliche leggere Alcoholism, In-depth Report, New York Times

15 Shocking Alcohol Statistics for Alcohol Awareness Month

Alcol e Lavoro, dott. Cristina Crola 

Namelfene contro l’alcoldipendenza

Is Naltrexone An Ineffective Treatment for Alcoholism?

The neuroscience of addiction, Mark Lewis 

WHO, 2012 REPORT 

1 person every 10 seconds: WHO |Facts and Figures (2014)

Se intraprendete il Metodo Sinclair, qui trovate un esempio di DIARIO DELLE BEVUTE 

 
 
 
PER AVERE UN'IDEA DEI LIVELLI CONSIDERATI 'SICURI' DI ASSUNZIONE DEGLI ALCOLICI :
 
Grafici tratti dal libro "The Cure for Alcoholism" di Roy Eskapa, Courtesy of Roy Eskapa
Copyright immagine di Imagens Evangelicas, Creatuve Commons https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/ , cut out a detail and added the text. 
 

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