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Apocalisse delle api?

di IlReE'Nudo

ape su mandorlo in fiore

I primi risultati certi sulle cause del crollo delle colonie appena pubblicati sulla rivista Nature. E' urgente trovare la/le causa/e: la moria di api può arrecare la perdita non solo di questi meravigliosi insetti, ma altresì di una lista senza fine dei nostri alimenti preferiti, mettendo - come pare ebbe a dire Einstein - a dura prova la nostra sopravvivenza.

giardino senza apiSarebbe un po’ strano aggirarsi in un giardino in fiore a primavera, senza sentire il canto degli uccelli, nè il ronzio tipico delle api e del loro festino annuale di nettare che perpetua la vita vegetale e umana. E al posto di queste familiari melodie, l'assoluto silenzio. Fece questa ipotesi Rachel Carson per la prima volta nel 1962 nel suo libro “Primavera silenziosa”, dove scrisse della messe di fitofarmaci che stavano devastando il paesaggio statunitense e di un apicoltore che fece causa al Ministero per l’Ambiente, dopo che il DDT aveva annientato o quasi le sue 400 colonie. 

Lo scenario non è affatto implausibile se non si riesce a trovare la/le ragione/i della moria di api che si sta verificando in tutto l’Occidente industrializzato e che può arrecare la perdita non solo di quei meravigliosi insetti, ma altresì di una lista senza fine dei nostri alimenti preferiti.

Negli ultimi decenni, la popolazione complessiva delle api è calata in modo drastico, nel silenzio e nella disattenzione generali: negli USA, dai 5 milioni di api mellifere (nonselvagge) allevate dagli apicoltori negli anni ’40 si è passati a 2,5 milioni. Il fisiologico calo invernale delle colonie all’interno degli alveari è passato da meno del 10% (considerato già un numero da cattiva annata) al 23%, con un apice del 33% nel periodo 2006-2011, quando è scoppiato il bubbone detto di “collasso delle colonie”, portando l’attenzione delle autorità mondiali e i riflettori dei media su una tribolazione delle api ormai vecchia di decenni.

Il mito vuole che Einstein abbia detto:” Se le api scomparissero, la specie umana non sopravvivrebbe più di quattro giorni”. Lo scienziato non era evidentemente un entomologo, ma non v’è alcun dubbio che la scomparsa di un impollinatore della portata delle api, principali responsabili dell’impollinazione di un terzo degli alimenti vegetali presenti nella dieta umana, sarebbe un colpo durissimo per la nostra sopravvivenza.

Al di là del nostro amore per questi laboriosi e ingegnosissimi insetti e del nettare divino da loro prodotto, diventa per noi cruciale proteggere gli alveari agendo a due livelli: capire che cosa li sta minacciando ed eliminare la minaccia.

L’ipotesi supportata da un crescente numero di studi è che la minaccia che sta insidiando le api sia prevalentemente di natura chimica.

Un recente articolo apparso sulla rivista Nature “Studi sulle api agitano il dibattito sui pesticidi” rivela che stanno crescendo le prove a favore di una limitazione dell’uso di neonicotinoidi, una controversa famiglia di insetticidi enormemente usata in agricoltura. I due nuovi studi, pubblicati or ora sulla stessa rivista, portano acqua al mulino di restrizioni più pesanti proprio in un momento in cui le istituzioni internazionali si stanno preparando a mettere mano alla legislazione vigente in proposito. Le api assorbirebbero i neonicotinoidi dal nettare e dal polline dei fiori che ne sono impregnati. Attualmente, tre di questi pesticidi sono stati banditi dall’Unione Europea, sebbene in dicembre il bando debba essere rivalutato, e l’Agenzia americana per la Protezione dell’Ambiente fa dipendere l’eventuale approvazione di un’ulteriore uso di questi pesticidi dalla valutazione dei nuovi dati che emergono sulle api.

ape su fiore di menta

E’ stato già provato da diversi studi che “concentrazioni subletali alterano il comportamento sociale delle api e riducono la sopravvivenza di intere colonie”, causando un fenomeno chiamato CCD, Colony Collapse Disorder, ovvero la morte improvvisa di un’intera colonia di api. I neonicotinoidi danneggerebbero le funzioni neurologiche delle api. Gli studiosi avevano preso in considerazione numerose possibili cause, fra cui l’infestazione di patogeni, errate pratiche di apicoltura e l’esposizione ai pesticidi in generale. E’ emerso che le colonie trattate con neonicotinoidi non solo non si ripopolavano, dopo il calo fisiologico dovuto al freddo invernale, come è successo negli alveari non trattati, ma continuavano addirittura a calare di numero (6 su 12 colonie, contro 1 persa a causa di un parassita intestinale fra “i controlli”).

CRITICHE AGLI STUDI SULLE API A questi risultati è stata, però, rivolta la critica di aver fatto uso di dosi di neonicotinoidi non realistiche: gli effetti negativi insorgerebbero solocalabrone con dosi molto più elevate di quelle effettivamente presenti nel nettare e polline trattati dei campi coltivati. Inoltre, i critici degli studi sollevano l’obiezione che le api avrebbero “possibilità di scelta” e potrebbero “cercare nettare nei fiori privi di pesticidi, evitando o diluendo la contaminazione”.

Gli insetti potrebbero, insomma, essere tanto astute da imparare a evitare i fiori delle piante trattate. Questi ultimi due studi smantellano, una dopo l’altra, le obiezioni a favore dei pesticidi. I ricercatori dell’Università di New Castle (Regno Unito) hanno confinato in scatole delle api da miele (Apis mellifera) e hanno offerto loro sia del nettare non trattato sia nettare trattato con tre dei neonicotinoidi usati più frequentemente – imidacloprid, tiametoxam, e clotianidin - e le api, lungi dall’evitare quello trattato, lo hanno addirittura preferito a quello puro e tutto ciò indipendentemente dalle dosi di pesticidi più o meno elevate presenti. Le api non sono quindi in grado di avvertire la presenza dei pesticidi né tantomeno di evitarli. Un altro recente studio ha fornito la prova che l’esposizione a raccolti trattati colpisce la riproduzione delle api dette solitarie (cioè, femmine fertili e in grado di fondare un nuovo nido costruendoselo da sé), nonché la crescita e la riproduzione delle colonie di calabroni.

Bisogna, dunque, proibire i neonicotenoidi, ma non basterà, perché il numero e le quantità di pesticidi e, in generale, di fitofarmaci utilizzati in agricoltura è enorme e non facilmente controllabile. Ma è un passo avanti.

COSA POSSIAMO FARE NOI  Nel frattempo, noi non utilizziamoli nei nostri balconi e giardini, né acquistiamo alimenti trattati con fitofarmaci. L'industria dovrà adeguarsi.  

Ape su fiore di menta

LISTA DI ALCUNI DEGLI ALIMENTI CHE SPARIREBBERO DALLA NOSTRA TAVOLA SE LE API SI ESTINGUESSERO

Oltre ai preziosi doni delle api - miele, propoli e pappa reale - mandorle, noci di Macadamia,noccioline, mele, albicocche, avocado, mirtilli, lamponi, more, fragole, ciliege, agrumi, kiwi, pesche, pesche nettarine, pere, meloni, angurie, asparagi, broccoli, carote, cavolfiore, sedano, cipolle, cetrioli, zucche, zucche d'inverno, Alfa-alfa, semi di cotone, legumi, semi di rapa, semi di soia, barbabietole da zucchero, girasoli. 

FONTI ON LINE

1. Kessler, S. C. et al. Nature http://dx.doi. org/10.1038/nature14414 (2015).
2. Rundlöf, M. et al. Nature http://dx.doi.org/10.1038/ nature14420 (2015).
3. Goulson, D. PeerJ 3, e854 (2015).

http://www.hsph.harvard.edu/news/press-releases/study-strengthens-link-between-neonicotinoids-and-collapse-of-honey-bee-colonies/
Study strengthens link between neonicotinoids and collapse of honey bee colonies

http://www.nrdc.org/wildlife/animals/bees.asp Natural Resources Defence Council
Vanishing Bees, colony collapse disorder is not what you think

FOTO di P. Marani

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