in questo sito vengono usati i cookies navigandonel sito accetti.

Immunità di gregge: chimera o realtà?

di Patrizia Marani 

Vaccines Carlos Reusser Monsalvez intro

La vaccinologia è una branca della medicina in piena fioritura. Nata per rinforzare le difese naturali di fronte a veri flagelli dell’umanità come il vaiolo, responsabile ogni anno fino agli anni ‘60 di decine di milioni di morti e invalidi, questa scienza medica ha allargato enormemente il proprio campo d’azione in un periodo storico in cui le malattie infettive pericolose, soppiantate dalle malattie croniche, paiono vieppiù un ricordo del passato. Cosa alimenta questa fobia dei germi?

La chimera di una vita umana libera dalla malattia? Una società moderna ormai alienata dalla natura e incapace di accettarne le leggi, fra cui quella del potere formativo del dolore e fortificante dei malanni? O il marketing aggressivo di un’industria che, sostenuta da campagne mediatiche allarmistiche, istituzioni conniventi e studi scientifici faziosi, considera la malattia umana, sia fittiziamente prevenuta sia cronicizzata, un’enorme opportunità di business?

LE EPIDEMIE CROLLANO I VACCINI CRESCONO

E’ un fatto che il numero delle vaccinazioni è cresciuto esponenzialmente a mano a mano che il pericolo di epidemie diminuiva, in gran parte grazie alle migliorate condizioni igienico-sanitarie e nutrizionali, come analizzato nei nostri precedenti articoli Germi ed enigmi e La guerra dei vacciniprima dell'intervento dei vaccini e dei nuovi medicinali in genere.

ANDAMENTO STORICO DELL'ATTIVITA' VACCINALE
Vaccines diseasegraph HealthWyze.org

Vediamo l’andamento storico dell’attività vaccinale negli USA, uno degli stati con il più alto numero di vaccinazioni e facciamo, poi, un raffronto con il caso italiano. Le prime vaccinazioni sono imposte negli Stati Uniti negli anni ’40 dello scorso secolo. Si comincia a vaccinare contro tre malattie contemporaneamente: difterite, tetano e pertosse. A queste, negli stessi anni, era stato aggiunto il vaccino contro il vaiolo e siamo a 4 vaccini. Negli anni ’50 si aggiunge la poliomelite e siamo a 5. Negli anni ’70, ci si vaccina anche contro il morbillo, i cosiddetti orecchioni e la rosolia, aggiungendo un secondo trivalente. E siamo a 8 vaccini. Ah, al conto bisogna in questi anni sottrarre il vaiolo perché la malattia era stata eradicata e il rischio di reazioni avverse superava la minaccia di contrarre la malattia: 7 vaccini. Negli anni ’80, sulla lista vi è l’Hib (Haemophilus influenzae tipo b) e quello per l’epatite B, e siamo a 9. Da allora si sono sommati alla lista il vaccino per l’epatite A e quello contro la varicella, e siamo a 11 vaccini. A tutt’oggi, per i bambini dagli 0 ai 6 anni si sono sommati il Rotavirus, lo Pneumococco, il vaccino contro l’Influenza, il Meningococco solo per i gruppi ad alto rischio, e si arriva a 14-15 vaccini. Infine, per la fascia 7-18 anni, il programma include il Papillomavirus umano (HPV) e il Meningococco, tagliando così il traguardo dei 16-17 vaccini. Senza contare i richiami.

In Italia, fra obbligatori e raccomandati, si arriva a 14 vaccini, di cui due trivalenti: Difterite-Tetano-Pertosse, Poliomielite, Epatite B, Haemophilus Influenzae b, Morbillo-Parotite-Rosolia, Pneumococco, Meningococco C, Infezione papillomavirus umano, influenza - ora raccomandata anche ai bambini - e Varicella.

E’, dunque, innegabile che negli ultimi trent’anni, il numero di vaccinazioni - quelle obbligatorie o di fatto tali, quelle raccomandate e i richiami -, è aumentato in modo esponenziale, nonché il numero di patologie contro cui si è vaccinati. Scrive il Dr Gava sul suo blog del Fatto Quotidiano: “Nei primi 15 mesi di vita un bambino italiano riceve 3 iniezioni di esavalente, 3 di pneumococco, 2 di rotavirus, 1 di meningococco, 1 di morbillo, parotite, rosolia, 1 di varicella, ed eventualmente un vaccino contro l’influenza. Tra prima immunizzazione e richiami si arriva a 29 iniezioni….Esso è sintomo di un estremismo vaccinale che, non trovando un fondamento né nel quadro epidemiologico, né in quello medico relativo al funzionamento dell’apparato immunitario del bambino, deve trovarlo, per forza di cose, in altri ambiti, estranei alla sanità.”

IMMUNITA' DI GREGGE: CHE COS'E' E FUNZIONA DAVVERO?

Lo scopo delle vaccinazioni di massa è quello di raggiungere la herd immunity, o immunità di gregge a un sempre maggior numero di patologie presentate come estremamente pericolose. Si verrebbe a creare in tal modo un numero talmente elevato di persone immunizzate da sottrarre al germe il suo habitat naturale – l’organismo umano - e condurlo all’estinzione, esattamente ciò che è successo con il vaiolo di cui, prima della campagna d’immunizzazione di massa attuata alla fine degli anni ’60, moriva ancora una decina o più di milioni di persone ogni anno. Ma funziona davvero la tanto decantata immunità di gregge?,Una volta che le vaccinazioni di massa avranno annientato tutti i germi in circolazione, ci attende un futuro roseo, senza più malattie infettive, obsoleti fardelli d’infanzie dolenti dai corpi cosparsi di croste pruriginose, tossi cattive e “orecchie” tumefatte?

Vaccines dno1967b smallDIFFERENZA FRA IMMUNIZZAZIONE NATURALE E IMMUNITA' DA VACCINAZIONE

Per rispondere a questa domanda bisogna capire come funzioniamo in quanto esseri viventi all’interno della biosfera e il ruolo giocato dal nostro sistema immunitario per mantenerci in vita.

Nella biosfera ogni organismo è legato all’altro, in un tutt’uno armonioso. Le piante sintetizzano la luce solare e l’anidride carbonica per produrre glucosio - il combustibile necessario alla vita vegetale-, ed emettono ossigeno. Uomini e animali lo respirano e si nutrono di vegetali. I batteri presenti nel terreno rendono fruibili alle piante le sostanze nutritive minerali e aiutano gli animali – fra cui l’uomo, di cui popolano l’apparato digestivo e l’intestino – a scomporre gli alimenti per creare l’energia necessaria alla vita.

COME FUNZIONA L'IMMUNITA' NATURALE 

Vediamo qual è la normale strategia adottata dalle nostre difese naturali. I germi, batteri e virus, sono i nemici per antonomasia del nostro sistema immunitario. Non appena uno di questi cerchi d’insinuarsi nel nostro corpo, riuscendo a superare le barriere meccaniche della pelle o del muco prodotto dalle mucose, viene circondato da varie cellule e passato al setaccio: “Chi è costui, amico o nemico?” Se il responso emanato è di guerra, l’armata immunitaria reagirà mettendo a punto diverse strategie, fra cui la fabbricazione di armi speciali - delle proteine dette anticorpi - atte a neutralizzare specificamente quel nemico. Gli anticorpi si legheranno all’intruso - virus, batterio o tossina - (antigene) e, se va bene, lo neutralizzeranno.

LA FEBBRE, UN'ARMA PREZIOSA CONTRO I GERMI  Gli anticorpi non sono, però, l’unica arma adottata dal nostro sistema immunitario, ma quella, come abbiamo detto, speciale, perché messa a punto per neutralizzare un solo particolare invasore. In circolazione nel nostro sangue, attivate dalle malattie cui siamo sopravvissuti, vi sono tante armi speciali, ovvero anticorpi specifici. Nel mio corpo, ad esempio, ricordando diverse piacevoli giornate, da bambina, trascorse a letto impegnata nell’attività più cara, quella di divorare fumetti di Braccio di Ferro e Topolino, circoleranno senza fallo tutti gli anticorpi di quelle che erano allora considerate le tipiche malattie dell’infanzia.

Ma ben prima degli anticorpi, il nostro corpo dispiega innumerevoli altri strumenti di offesa capaci di “paralizzare, appiccicare, assorbire e fare strage di agenti infettivi, fra cui la temperatura corporea che è un’arma formidabile. Non v’è virus, infatti, incluso quello della poliomelite, che possa resistere a temperature superiori ai 39° centigradi”. Ecco perché la febbre non va soppressa, ma solo tenuta a bada, per scongiurare il pericolo che un sistema immunitario oltremodo esuberante vada su di giri, surriscaldandosi e raggiungendo temperature troppo elevate, di 40 o 41°. Solo quando un germe particolarmente scaltro e aggressivo sarà riuscito a dribblare tutta la potente artiglieria di prima linea, il sistema immunitario sparerà la sua ultima cartuccia, gli anticorpi: ad una settimana circa dall’infezione iniziale, è possibile, infatti, misurarne la presenza nel sangue. Quest’arma speciale, una volta attivata, sarà pronta a fiondarsi sul malcapitato virus che osi aggredirci nuovamente, dato che è dotata di memoria. L’immunità conseguita per via naturale, infatti, dura in genere tutta la vita.

In caso d’infezione naturale, dunque, i germi s’insinuano nel nostro corpo attraverso le vie respiratorie e devono superare le barriere meccaniche del sistema immunitario innato prima di aggredire il nostro organismo: la barriera della cute oppure il trabocchetto combinato del muco che intrappola e soffoca il germe, il quale viene, in seguito, spinto verso l’esterno dalle microciglia delle cellule che rivestono l’epitelio respiratorio.

COME FUNZIONA L'IMMUNITA' DA VACCINAZIONE

Ben diverso è il processo di attivazione dell’immunità da vaccino. La vaccinazione, inocula i germi direttamente all’interno dell’organismo. Se, ad esempio, anziché ingerire gli alimenti, li iniettassimo nel nostro corpo, provocheremmo una reazione molto forte delle nostre difese naturali che potrebbe metterci in pericolo di vita. Con l’inoculazione, infatti, secondo vari autori, si violenta il nostro organismo con un’invasione nemica che, non entrando più dalla porta principale prevista da madre natura, può essere inopportunamente aggressiva e capace di suscitare una risposta altrettanto violenta del nostro sistema immunitario.

Come abbiamo visto, la vaccinazione mira ad attivare l’ultima cartuccia, gli anticorpi, gabbando lo santo, vale a dire, introducendo nel nostro organismo non dei virus viventi, ma dei simulacri di virus o batteri.

Da dove viene questa idea? Il processo di vaccinazione si basa, sin dagli inizi, su equilibri estremamente delicati. Attraverso i secoli, e nelle parti più disparate della terra, era stato osservato che, se della materia presa dalle pustole del vaiolo di ammalati in modo lieve veniva introdotta per contatto attraverso graffi nell’organismo di una persona, quest’ultima avrebbe sviluppato un’infezione non seria e non avrebbe più contratto in seguito la malattia (variolizzazione). Talvolta, però, se la quantità di virus era troppo elevata, le persone morivano. Ma si trattava, evidentemente, di virus vivi e vegeti. 

Da allora le tecniche sono state decisamente affinate! Gli antigeni vaccinali sono, oggi, composti da germi vivi attenuati, virus o batteri inattivati (morti), parti di essi o tossine batteriche. Lo scopo è quello, senza scatenare la malattia, di proteggere la persona attivando gli anticorpi specifici che saranno in circolazione nel sangue, pronti a intervenire qualora si presenti il germe in carne e ossa, in tutta la sua virulenza.

La vaccinologia è, quindi, un work in progress che cerca di scongiurare le malattie, massimizzando i benefici della vaccinazione minimizzandone i rischi, grazie ad alcune ingegnose strategie, quali l’inattivazione del germe e il potenziamento della forza antigenica dell’antigene.

CAPIRE LE TECNICHE DELLA VACCINOLOGIAVaccines Daniel Paquet2 small

Per capire se l’immunità di gregge raggiunta con le vaccinazioni di massa è davvero protettiva dobbiamo penetrare le metodologie della vaccinologia scoprendone le problematiche, i limiti e possibili rischi.

INATTIVAZIONE/ATTENUAZIONE DEL GERME L’inattivazione del germe è attuata, similmente alle modalità difensive del nostro corpo, attraverso il calore e/o degli agenti chimici. L’immunità cellulare, ricordiamolo, non va per il sottile: spara monossido di azoto per neutralizzare i virus, danneggiando anche i mitocondri delle cellule non infettate. Del pari, i ricercatori inattivano le tossine che procurano il tetano o la difterite attraverso un trattamento a base di calore e formaldeide. Un virus inattivato è MORTO.
L’attenuazione del virus, ad esempio quello del morbillo, avviene attraverso un “bombardamento” con raggi ultravioletti, che ne impediscono la moltiplicazione. Il virus attenuato è VIVO.

Quale impatto hanno sul nostro sistema immunitario questi virus inattivati o attenuati rispetto a un virus selvaggio vivente?

IMMUNITA' DA VACCINAZIONI E IMMUNIZZAZIONE NATURALE A CONFRONTO: GLI STUDI

Nella videoconferenza “Natural Immunity and Vaccination”, l’immunologa Tetyana Obukhanych - whistle-blower della ricerca immunologica statunitense e autrice di “Vaccine Illusion: How Vaccination Compromises Our Natural Immunity and What We Can Do to Regain Our Health”-, che ha studiato in alcune delle maggiore università americane, fra cui Harvard e Stanford, illustra due studi molto significativi per comprendere la differenza fra immunità naturale e immunizzazione artificiale, nonché l’efficacia dei diversi tipi di vaccini al fine di creare l’immunità di gregge.

Dei ricercatori hanno iniettato nei topi il virus della rabbia: vivo in alcuni animali, mentre in altri era inattivato. La risposta immunitaria al virus vivo è durata 300 giorni, poco meno della metà della vita del topo. Nel caso del virus inattivato, dopo 20 giorni, l’immunità è precipitata, mentre dopo 100 e fino a 300 giorni è risultata quasi pari a zero. Vi è, quindi, un’enorme differenza fra immunizzazione naturale, conferita dal contatto con un virus vivente – “selvaggio”, in gergo -, e immunità artificiale, almeno nei topi.

Vaccination immunityL’immunizzazione da vaccini viene indagata in un secondo studio, questa volta realizzato su 600 bambini cui deve essere inoculata la seconda dose vaccinale contro il morbillo – un virus attenuato, quindi con una potenza intermedia fra il virus selvaggio e quello inattivato.

Al fine di scoprire quanto sarebbe durata la protezione conferita dalla seconda dose vaccinale, i ricercatori monitorano i bambini per 10 anni. Il grafico che riporta i risultati dello studio evidenzia che gli anticorpi non restano elevati nel tempo e che vi è una notevole differenza di andamento anticorpale nei 4 gruppi in cui sono stati divisi i bambini. Per tutti i gruppi gli anticorpi raggiungono un picco iniziale successivo alla vaccinazione, per poi diminuire drasticamente e raggiungere dopo 6 mesi il cosiddetto livello di base, vale a dire quello precedente la vaccinazione. I livelli d’immunizzazione dei quattro gruppi presenti prima della seconda dose erano già in partenza diversi. Del pari, i ricercatori registrano quattro risposte diverse, per intensità e durata, al vaccino.
L’immunità di tre di questi gruppi – che costituiscono quindi, il 75 % dei bambini – dopo il picco registrato subito dopo la vaccinazione e a pochi mesi dalla stessa, crolla, continuando a calare nel tempo e, dopo 2 anni, è fra bassa e nulla. Nel quarto gruppo (25%), quello che aveva già un livello elevato di anticorpi dopo la prima vaccinazione, l’immunità scende in modo più graduale.

Gli esperimenti evidenziano i limiti dell’immunità acquisita tramite vaccinazione: è possibile raggiungere nell’immediato dell’inoculazione stessa una sorta d’immunità di gregge, che si affievolisce velocemente per la maggior parte dei vaccinati e gradualmente per un quarto degli stessi.

Gli studi mostrano, infine, un’altra variabile nell’equazione vaccinazioni: che la risposta immunitaria alla vaccinazione è individuale, vale a dire una funzione delle condizioni del sistema immunitario di ciascuno di noi, molto forte in alcuni, media in altri, molto debole o addirittura nulla in individui detti “low respondents”

LA VERA RAGIONE DELLE EPIDEMIE MALGRADO L'ALTO NUMERO DI VACCINATI

Secondo la dott.ssa Obukhanych, queste reazioni immunitarie idiosincratiche alle vaccinazioni sono la ragione dello scoppio frequente di epidemie in popolazioni altamente vaccinate.Vaccines work Raed Mansour small Mentre l’immunità naturale dura spesso tutta la vita, l’immunizzazione ottenuta con i vaccini è a termine, per cui si rende necessario effettuare i richiami. Ma, come abbiamo visto, nel 75% dei casi, anche dopo il richiamo, la copertura vaccinale è di breve durata, soprattutto per i cosiddetti “low respondents”, persone che, come la studiosa - ammalatasi di morbillo dopo la seconda dose -, sviluppano una bassa o nulla produzione di anticorpi contro l’antigene presente nella dose vaccinale. La vaccinazione può, dunque, avere efficacia nel creare l’immunità di gregge soprattutto nell’immediato e va usata se e quando genitori e pediatra lo ritengono opportuno.

LIMITI DELLA VACCINAZIONE CONTRO IL MORBILLO  La studiosa evidenzia, come le epidemie presso coorti vaccinate contro il morbillo siano frequenti. L’auspicato conseguimento di “herd immunity”, di una immunità estesa a intere comunità capace di debellare per sempre una malattia è a suo avviso pura illusione: si può tutt’al più conseguire una “leaky herd immunity”, un’immunità collettiva che il virus può sempre assalire penetrando attraverso le falle lasciate aperte dai limiti intrinseci alle vaccinazioni. Tale fenomeno è, per quanto riguarda il morbillo, particolarmente pericoloso. La malattia, debellata negli Stati Uniti dal 2000, ha nei paesi sviluppati rari esiti mortali e solo nei neonati, proprio la fascia di popolazione che non può essere vaccinata (prima dose a 12-15 mesi) e che, secondo la studiosa è ora suscettibile di contrarre la malattia (per esempio, viaggiando in Italia o Francia ove il morbillo esiste ancora). Le mamme vaccinate, infatti, non sono più in grado di conferire ai neonati durante la gestazione e l’allattamento il livello elevato di protezione immunologica che è capace di donare una madre in possesso di un’immunità naturale alla malattia. Senza contare che le “low respondents”, quelle a risposta bassa o nulla, lasciano i figli totalmente scoperti. Tale fragilità è stata rivelata da uno studio degli anni ’90: i neonati esposti al virus del morbillo che avevano contratto la malattia erano tutti figli di madri vaccinate, vale a dire di donne nate dopo il 1963, anno in cui negli USA si inizia a vaccinare in massa contro il morbillo. https://www.youtube.com/watch?v=8h66beBrEpk

Ma la conquistata verginità statunitense al morbillo è stata di recente rotta dalla cosiddetta “epidemia di Disneyland” : ben 147 casi in 7 stati, davvero “scary”, pauroso, riportavano i giornali! Secondo un recente studio, "l"epidemia" avrebbe avuto origine dal crescente numero di deprecabili anti-vaxs, i quali avrebbero abbassato l’immunità di gregge al 50-l’85%. Gli antivax paiono, alla luce degli studi appena analizzati, un utile capro espiatorio: se l’immunizzazione da vaccini può avere delle variabili così importanti come quelle illustrate dalla Obukhanych, è possibile che la diagnosi dell’epidemia di Disneyland sia ben più complessa.

Leggete Germi ed Enigmi: i fatti delle vaccinazioni oltre la nebbia strumentale delle contrapposizioni faziose.

Leggete "La guerra dei vaccini": le epidemie vinte dai vaccini? E perché i paesi con il maggior numero di vaccinazioni hanno, secondo uno studio, la più altra mortalità infantile? C'è un collegamento?

FONTI E STUDI ON LINE PER APPROFONDIMENTI:

Constituants des Vaccins Dr Pilette, medico, European Forum for Vaccine Vigilance

Understanding Vaccines, National Institute of Vaccines and Infectious Diseases NIH 

Videoconferenza "Natural Immunity and Vaccination" con Dr Tetyana Obukhanych" 

Substandard Vaccination Compliance and the 2015 Measles Outbreak

Epidemics of the past 

FONTI BIBLIOGRAFICHE

Le vaccinazioni di massa, prevenzione, diagnosi e terapia dei danni, Roberto Gava, ed. Salus Infirmorum

Copyright fotografici

seal

 Foto Intro di Carlos Reusser Monsalvez

Foto 1 di Dno1967b

Foto 2 di Daniel Paquet

Foto 3 di NIAID

Foto 4 di Raed Mansour