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Soia, pericoli e virtù

di IlReE'Nudo

fito soyfield intro

Naturale NON è sinonimo di buono o innocuo, come il marketing aziendale da sempre c'induce a credere. In natura ci sono virus, batteri benefici, ma altri che sono pericolosi, e via dicendo. Se, ad esempio, composti fitoestrogenici penetrano l'epidermide, senza passare il filtro protettivo delle mucose gastro-intestinali, possiamo avere delle sorprese davvero poco gradevoli. 

Negli USA, uno studio del NIEHS, a seguito di una segnalazione di casi di ginecomastia, l'ingrossamento del petto di tre bambini di 4, 7 e 10 anni, rivela una somiglianza inquietante fra l'azione dei fitoestrogeni e quella di pericolosi interferenti endocrini di sintesi come Ftalati e BPA (presenti anch'essi in certi prodotti di cura per il corpo). Lo studio, effettuato su alcuni prodotti - saponi, lozione per la pelle, shampoo, balsamo, ecc.- ha confermato l'azione estrogeno-mimica e inibente degli androgeni da parte degli oli a base di lavanda e albero del tè, individuati fra gli ingredienti. Fortunatamente, i tessuti pettorali dei bambini sono ritornati alla normalità, ma solo diversi mesi dopo la cessazione dell'utilizzo dei prodotti a base di fitoestrogeni. Un allarme riguardo l'olio a base di albero del tè c'è stato anche in Europa, ove sono stati segnalati diversi casi di ginecomastia.

Vi è, inoltre, un altro elemento di novità che desta preoccupazione rispetto al contatto del nostro corpo con i fitoestrogeni, ovvero quelli che paiono a tutti gli effetti essere gli armamenti che le piante utilizzano per eliminare i propri predatori (come descritto nel nostro articolo "Soiastuzia"): l'inedito consumo di vegetali fitoestrogenici che è globalmente in irresistibile ascesa.

Seguendo la logica dell'astuzia della pianta che usa l'arma dei composti estrogeno-mimici contro i predatori, col cavallo di Troia degli hamburger alla soia non staremo introducendo nella città - il nostro corpo -  astuti nemici che eliminano i predatori rendendoli sterili attraverso l'alterazione degli equilibri ormonali?

fito1 soysauceL'ipotesi non è affatto campata in aria. All'insaputa dei consumatori, infatti, le proteine della soia, oltre ad essere presenti nel latte di soia, nel tofu e nel tempeh, sono usate come additivi in più del 60% degli alimenti industriali, fra cui hotdog, hamburger, salsicce e altri prodotti 'a base di carne', barrette energetiche, bibite dietetiche, latte in polvere, muesli, i cosiddetti simil-prodotti caseari, gelati, formaggi e doughnuts e, persino, negli alimenti delle mense scolastiche.

Inoltre, "il latte in polvere a base di soia costituisce ormai un terzo del mercato americano del latte artificiale per l'infanzia" e i supplementi alimentari di fitoestrogeni sono vieppiù commercializzati come un'alternativa alla terapia sostitutiva degli estrogeni.

tofu

Se il consumo tradizionale di fitoestrogeni  nella dieta orientale è limitato ad alcuni prodotti ben precisi e risulta salutare per le popolazioni asiatiche, molto diversa è l'espansione a macchia d'olio che stanno avendo nella dieta occidentale. La soia è diventato un additivo alimentare molto popolare perché il mito vuole che abbassi il colesterolo, prevenga il cancro al seno e altri tumori ormono-dipendenti, il diabete, l'obesità, nonché le malattie cardiocircolatorie. E', inoltre, ricca di carboidrati complessi/non raffinati e grassi insaturi, di fibre e priva di lattosio. Sembra, insomma, la panacea di tutte le "malattie dell'Occidente". Ma contiene più di 100 diversi fitoestrogeni.

I risultati della ricerca scientifica attuale confermano solo in parte e solo alcuni dei mirabolanti benefici attribuiti ai fitoestrogeni, che sono soggetti a diversi fattori, fra cui la quantità assunta, l'età, il sesso dell'individuo e il suo stato di salute generale. E sta emergendo il sospetto che, al contrario, essi possano produrre seri danni, in particolare ai neonati e ai bambini nel periodo prenatale, per i quali possono risultare altrettanto nocivi dei loro cugini di sintesi – ftalati, BPA &C - cui si vanno a sommare.

L'età della vita in cui sono assunti fitoestrogeni è fondamentale affinché la loro azione sia benefica. Vediamo perché.

DONNE FERTILI CHE CERCANO UNA GRAVIDANZA Alcuni studi hanno evidenziato sintomi di sanguinamento uterino anomalo, patologia endometriale e dismenorrea in giovani donne vegetariane o che si nutrivano in gran parte di prodotti a base di soia. Questi incidenti hanno sollevato la preoccupazione che l'assunzione d'isoflavoni, imitando o interferendo con i livelli di estrogeni endogeni, possa mettere a rischio la salute riproduttiva umana. L'uso di alimenti a base di soia dovrebbe, quindi, essere adottato con cautela dalle donne che cercano di avviare una gravidanza o che soffrono d'irregolarità mestruali.

DONNE IN GRAVIDANZA La gestazione è un altro momento in cui l'assunzione di soia non è raccomandabile. Uno studio ha evidenziato che bambini nati da madri vegetariane avevano una maggiore incidenza d'ipospadia, una malformazione dei genitali maschili. I fitoestrogeni, infatti, superano la barriera placentare, producendo effetti avversi sul feto in via di sviluppo.

ALLATTAMENTO Se si assumono durante l'allattamento, entrano nel latte materno. Nei topi, l'esposizione neonatale al phytoestrogens: berriesfitoestrogeno genisteina altera la differenziazione ovarica, riduce la fertilità e causa, più tardi nella vita, il cancro all'utero. Negli animali, la manipolazione degli estrogeni durante momenti critici dello sviluppo nel corso della gestazione e della prima infanzia conduce invariabilmente ad una miriade d'esiti avversi.

Ciò che accade in laboratorio pare riflettere inquietanti tendenze sanitarie vieppiù diffuse nella società occidentale: negli ultimi 50 anni, l'età media della pubertà si è decisamente abbassata, la fertilità femminile è in declino, la quantità di sperma si è dimezzata e il cancro ai testicoli è in espansione. In Danimarca il 10% dei giovani uomini è infertile e il 30% ha una fertilità ridotta. La rapidità dell'incremento dei disordini riproduttivi suggerisce che il colpevole sia un interferente endocrino ambientale.

NEONATI: LATTE DI SOIA IN POLVERE? NO, GRAZIE! Che dire allora dei neonati - negli USA, 1 milione - che vengono nutriti con latte di soia in polvere? Questi poppanti "sono sottoposti alla più alta esposizione di composti estrogeno-mimici di fonte non farmacologica, eppure non si sa praticamente nulla di come il latte di soia, ricco di fitoestrogeni, possa impattare la loro futura salute riproduttiva. Sebbene siano stati individuati pochi effetti avversi, ciò può essere dovuto alla scarsità di studi su larga scala che affrontino tale problema, specialmente per i bambini maschi". Sappiamo che gli isoflavoni riescono a penetrare la barriera protettiva placentare, mantenendo livelli similari da madre a figlio. Ma tali livelli sono notevolmente inferiori a quelli rilevati nel sangue di un neonato nutrito con latte di soia in polvere. I neonati consumano approssimativamente 6-9 mg di isoflavoni per kg di peso corporeo per giorno, una quantità che, se adeguata al peso corporeo, è sino a 7 volte più alta di quella consigliata dalla FDA agli adulti, o degli asiatici che consumano una dieta a base di soia (0,3-1,2 mg/kg al giorno).

Numerosi studi sui ratti cui è stata somministrata genisteina sottocutanea a dosi di 50mg/kg/giorno hanno evidenziato livelli di questo fitoestrogeno di 3,4-6,2 µM. Si tratta di livelli molto elevati, del tutto simili a quelli dei neonati nutriti con latte di soia in polvere e molto più elevati dei livelli derivanti dalle dosi giornaliere medie tipiche di una dieta orientale di persone adulte! Ebbene questi livelli di genisteina producono un'attività estrogenica nell'organismo dei topi che si riflette in un aumento del peso uterino durante il trattamento, dati che suggeriscono che c'è un cambiamento permanente della funzione del tratto riproduttivo femminile, che porta ad un'infertilità totale dei topi. I neonati allattati con la soia hanno delle concentrazioni di fitoestrogeni di circa 1000ng/ml, 13.000-22.000 volte più elevate dei loro livelli di estrogeno endogeno, 50-100 volte più alte dei livelli di estradiolo di una donna incinta e 3000 volte più elevate di una donna al momento dell'ovulazione. Livelli adeguati a produrre molti degli effetti nocivi osservati in laboratorio. Negli USA il latte di soia in polvere può essere acquistato senza ricetta medica, in Europa è invece necessaria la prescrizione del medico.

soybeans

MENOPAUSA - DIMINUZIONE DEI DISTURBI Il consumo di soia e di altri ormono-mimici naturali è notoriamente indicato, invece, nella premenopausa e menopausa, per alleviare i tipici disturbi dovuti al calo degli ormoni sessuali femminili. La prova empirica di ciò deriva dal fatto che, da sempre, la soia è uno degli alimenti di base della dieta asiatica, la cui popolazione femminile è molto meno soggetta di quella occidentale ai disturbi della menopausa – 70-80% rispetto al 10-20%. Ma gli studi effettuati non hanno prodotto risultati chiari circa il ruolo giocato a riguardo dai supplementi di fitoestrogeni, che non paiono essere superiori all'effetto placebo. Nelle società asiatiche è, tuttavia, l'alimento che previene questi disturbi. Può essere, perciò, saggio introdurre soia, non degli integratori, nella dieta prima e dopo la menopausa, in parziale sostituzione di carne e formaggi.

MENOPAUSA - PREVENZIONE DELL'OSTEOPOROSI Un'altra conseguenza dell'invecchiamento è la progressiva perdita di densità ossea, un processo che accelera durante la perimenopausa, aumentando il rischio di fratture. Gli estrogeni favoriscono il mantenimento della normale densità ossea ed è stato ipotizzato che i fitoestrogeni possano conferire simili benefici. Anche a questo riguardo, i risultati delle ricerche sono stati conflittuali. Uno studio ha riscontrato nelle donne in menopausa che si nutrono di forti quantità di alimenti a base di soia una densità femorale più elevata rispetto a coloro che ne consumano meno. Ma una meta-analisi del 2009 ha riscontrato solo una debole associazione. Ciò può dipendere da molti fattori, fra cui la capacità di rendere i fitoestrogeni biodisponibili (pare che solo il 30-50% delle persone vi riesca), le quantità somministrate, la durata della somministrazione e la qualità delle sostanze ingerite. Vi è, infatti, una differenza rilevante fra l'ingestione di supplementi alimentari e quella dell'alimento vero e proprio. Quest'ultimo contiene una grande varietà di composti bioattivi e sinergie, difficilmente riproducibili da supplementi e integratori. Le donne che vogliano rallentare la perdita ossea in età anziana, oltre all'esercizio fisico, possono provare ad aggiungere ad una dieta sana il consumo di alimenti a base di soia.

BENEFICI CARDIOVASCOLARI I supplementi alimentari a base di isoflavoni sono promossi come la pillola magica capace di far aumentare i livelli di colesterolo buono (HDL) e far abbassare quelli di LDL. Sulla base degli studi esistenti, pare sia invece la proteina della soia e non gli isoflavoni, a conferire il miglioramento. "Un'importante conseguenza di questo risultato è l'implicazione che l'uso di supplementi di fitoestrogeni, anziché sostituire le proteine animali con le proteine della soia nell'ambito di una dieta bilanciata, è improbabile che conferisca benefici cardiovascolari significativi". Vale a dire, non è possibile abbassare il colesterolo con la semplice ingestione di supplementi d'isoflavoni, continuando a divorare Big Macs ed enormi tagliate al sangue. E' il consumo di meno carne e più soia o fagioli - la sostituzione di una parte delle proteine animali con quelle vegetali - a conferire i benefici.

PREVENZIONE TUMORE DELLA MAMMELLA La teoria alla base della prevenzione dei tumori ormono-dipendenti sarebbe che i fitoestrogeni, sostituendosi nei recettori degli estrogeni ai ben più potenti ormoni femminili, preverrebbero la formazione di tumori alimentati da una lunga esposizione dell'organismo a quest'ultimi. Anche a questo riguardo gli studi non hanno raggiunto risultati conclusivi. Gli autori di "Pro e contro dei fitoestrogeni" concludono in modo enigmatico a questo riguardo: "Data l'evidenza che aggiungendo alimenti a base di soia (da notare, non supplementi, ma alimenti, NdA) produce benefici misurabili di salute ossea e cardiovascolare, le donne che non presentano fattori di rischio seri o una storia familiare di cancro della mammella potrebbero incorporare la soia nella loro dieta senza troppe preoccupazioni".

POSSIBILI DANNI ALLA TIROIDE? Uno studio del 2006 ha analizzato i risultati di 14 esperimenti di somministrazione di soia e isoflavoni a soggetti presumibilmente sani e che assumono quantità adeguate di iodio nell'alimentazione. A parte un unico caso, i ricercatori non hanno riscontrato effetti negativi sulla funzionalità della tiroide (ipotiroidismo) o solo in minima parte. Rimane, tuttavia, la preoccupazione che l'assunzione di soia possa accentuare l'ipotiroidismo in soggetti con una funzinalità tiroidea già in parte compromessa e possa altresì interferire con l'assunzione dell'ormone tiroideo sintetico. La soia va, pertanto, assunta con cautela da chi soffre d'ipotiroidismo - perché può inibire l'assorbimento dell'ormone tiroideo di sintesi, rendendone necessaria un'assunzione maggiore -, e da chi non assume sufficienti quantità di iodio nell'alimentazione. Per non incorrere in danni alla funzione tiroidea "è consigliabile che chi consuma soia si assicuri di assumere quantità adeguate di iodio con l'alimentazione".    

CONCLUSIONI Come accade per gli alcolici e la caffeina, il consumo di soia presenta pro e contro. Dobbiamo essere consapevoli che gli alimenti a base di soia contengono dei composti che alterano l'equilibrio ormonale del nostro corpo e fare di conseguenza le nostre scelte alimentari. Un consumatore medio non avrà motivo di allarmarsi, ma neppure di pensare che una dieta a base di soia sia la panacea per ogni male. In particolari momenti della vita può essere particolarmente benefica, in altri da evitare accuratamente.

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Leggete la prima parte, Soia-astuzia, arma segreta contro i predatori

Per approfondire la differenza fra l'assunzione dell'alimento completo e gli integratori alimentari leggete Guida agli integratori alimentari Guida agli integratori alimentari 

Tavola dei prodotti alimentari contenenti fitoestrogeni 

Per approfondire l'azione degli interferenti endocrini, leggete SOS ORMONI, gli interferenti endocrini 

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Fonti scientifiche on line

Phytoestrogens - Tulane University 

Phytoestrogen and its food sources (levels), www.pkdiet.com/pdf/pld/phytoestrogen.pdf 

Effects of soy protein and isoflavones on thyroid function, Pubmed, March 2006 

Lavender and Tea Tree Oils May Cause Breast Growth in Boys  National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS), National Institutes of Health (NIH)

Fonti bibliografiche

Our Stolen Future, Theo Colborn et al.