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La certificazione biologica

Analizziamo come si ottiene la certificazione biologica ( fonte: Coldiretti)

di Maurizio Marna

Un'azienda che voglia essere BIO certificata è sottoposta ad una serie di normative, con controlli sulla totalità della filiera produttiva. L'inizio di un'attività di coltivazione, trasformazione nonché distribuzione di prodotti biologici, assieme alla loro importazione, ricade sotto specifici regolamenti tecnici UE: l'834/07, quello applicativo 889/08 con le successive modifiche ed aggiunte integrative le quali determinano le norme produttive, il sistema di controllo, le caratteristiche dell'etichettatura, le modalità dell'import dai paesi extra UE.

Gli operatori del settore e la filiera produttiva verranno posti sotto il controllo di un ente, a ciò legittimato dal Ministero delle Politiche Agricole Forestali. Nel nostro paese vi sono istituti denominati Organismi di Controllo (OdC), che sono appunto autorizzati dal MIPAF (abbreviazione del suddetto ministero) a compiere verifiche nelle aziende e a certificarne la produzione biologica. In parole povere si tratta degli enti certificatori.

Certificazione bio

Tutto ovviamente parte dalla domanda di inizio attività biologica, presentata dagli interessati. Essa consiste in un modello predisposto, cartaceo o informatizzato e con annesse istruzioni di compilazione, chiamato NOTIFICA DI ATTIVITÀ CON METODO BIOLOGICO. Lo si può reperire in Provincia, presso la Direzione Agricoltura della rispettiva regione, presso gli stessi Organismi di Controllo e le più importanti associazioni di categoria nel biologico. La domanda, se correttamente compilata ed accompagnata dalla documentazione richiesta, mira all'iniziale qualifica di azienda sotto BIO 'conversione' a cui seguirà, trascorso un periodo di almeno due anni, il riconoscimento di azienda biologica. La si invierà, tramite raccomandata A/R, ai competenti Dipartimenti Agricoli regionali nonché all'Odc selezionato fra quelli autorizzati. Un primo dato da sottolineare è che il produttore, quindi, sceglie l'organismo certificatore e naturalmente paga per i servizi ottenuti: un segnale di come si potrebbero, magari, 'sistemare' le cose. Qualora si tratti di aziende importatrici, la notifica dovrà arrivare direttamente al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. In essa il redigente si impegna a:

Certificazione bio

1. consentire ad un Organismo di Controllo, accreditato dal MIPAF, di compiere una serie di ispezioni

2. attenersi scrupolosamente alle norme Ue/nazionali

3. sottoporsi alle previste sanzioni in caso di loro inottemperanza.

Gli operatori, soggetti a verifiche, hanno l'obbligo di tenere apposita registrazione aziendale a disposizione, per i controlli del caso, sia dell'OdC sia delle altre autorità preposte. Entro il 31 Gennaio di ogni anno dovrà essere inoltrato all'Organismo di Controllo il Piano Annuale di Produzione. Successivamente tale organismo avvierà i sopralluoghi ispettivi nel luogo di ubicazione aziendale: ciò al fine di analizzare la conformità del sito produttivo alle disposizioni dei Regolamenti UE 834/07-889/08. Secondo quanto rilevato durante tali ispezioni, verrà redatta la cosiddetta Relazione di Ispezione Fase di Avvio ovvero un documento indispensabile per la Commissione di Certificazione. Lì sono contenute, infatti, le necessarie informazioni sull'azienda sotto osservazione ed in base ad esse si formulerà il giudizio di idoneità alla certificazione. Diretta conseguenza è che il soggetto imprenditoriale verrà ammesso o meno nel sistema di controllo periodico. Avremo allora un elenco di aziende da sottoporre a più verifiche, durante l'anno, per analizzare la sussistenza / persistenza dell'idoneità medesima sempre riguardo alla normative UE sopra citate. Il Piano Preventivo dei Controlli Annuali, a cura del responsabile delle Attività di Controllo, disciplinerà i vari accertamenti 'in loco'. All'azienda, infine, si fornirà la specifica documentazione, atta a comprovarne l'appartenenza al sistema di produzione biologica.

Certificazione bio

Le procedure viste sinora sembrano presentare una certo grado di 'formalità', in un ambito legislativo rigoroso. Eppure, in Italia, l'onda lunga e travolgente delle BIO falsificazioni alimentari spinge inevitabilmente a serrare le fila dei controlli. La spiegazione ufficiale è rendere “il processo più complesso e sicuro” (fonte ICEA: Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, il maggiore ente certificatore in Italia).

Come lo si fa? Si aggiunge obbligatoriamente un'altra certificazione ma di standard europeo, l'ISO45011, facente capo ad Accredia l'Ente Italiano per l'Accreditamento degli Organismi di Controllo. Quest'ultimo è preposto ad abilitare l'istituto di certificazione, il pluricitato Organismo di Controllo, il quale ha l'obbligo primario di tenersi costantemente informato, in materia di agricoltura biologica, sui regolamenti UE e sul loro recepimento nella normativa nazionale. Ne discende che l'OdC deve verificare la compatibilità delle attività aziendali esaminate con la piena osservanza dei requisiti richiesti dai suddetti regolamenti. Dal sito di Accredia leggiamo che:

“ACCREDIA è l'Ente unico nazionale di accreditamento, riconosciuto dallo Stato il 22 dicembre 2009, nato dalla fusione di SINAL e SINCERT come Associazione senza scopo di lucro. Con ACCREDIA l'Italia si è adeguata al Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 765, del 9 luglio 2008, che dal 1° gennaio 2010 è applicato per l'accreditamento e la vigilanza del mercato in tutti i Paesi UE. Ogni Paese europeo ha il suo Ente di accreditamento. L'Ente Nazionale è responsabile per l'accreditamento in conformità agli standard internazionali della serie ISO 17000 e alle guide e alla serie armonizzata delle norme europee EN 45000. Tutti gli Enti operano senza fini di lucro… ACCREDIA valuta la competenza tecnica e l'idoneità professionale degli operatori di valutazione della conformità (Laboratori e Organismi), accertandone la conformità a regole obbligatorie e norme volontarie, per assicurare il valore e la credibilità delle certificazioni. L'accreditamento è un servizio svolto nell'interesse pubblico perché gli utenti business e i consumatori finali, ma anche la Pubblica Amministrazione quando ricorre a fornitori esterni, possano fidarsi, fino all'ultimo anello della catena produttiva e distributiva, della qualità e sicurezza dei beni e dei servizi che circolano su un mercato sempre più globalizzato. L'accreditamento garantisce che i rapporti di prova e di ispezione e le certificazioni (di sistema, prodotto e personale) che riportano il marchio ACCREDIA siano rilasciate nel rispetto dei più stringenti requisiti internazionali in materia di valutazione della conformità, e dietro una costante e rigorosa azione di sorveglianza sul comportamento degli operatori responsabili (Laboratori e Organismi)”.   Una certo lunga ma doverosa trascrizione di quanto rilevato sul sito in questione, al fine di comprendere la ragione costitutiva di Accredia. Obbligatoriamente previsto dalle norme UE, Accredia è l'ultima barriera contro la BIO contraffazione e le certificazioni 'farlocche'. Ed è un'emanazione di carattere istituzionale, poiché previsto dalla normativa europea/nazionale.

                                                                    bio legislazione foto  Accredia

Tuttavia un dubbio ci assale immantinente. Abbiamo un 'super ente certificatore', che garantisce per tutti gli altri già esistenti. Un controllore di controllori insomma - il lettore ci scusi il gioco di parole - in grado adesso di accreditare, come già detto, una nuova e più dirimente certificazione ovvero la ISO45011, richiesta dalla legislazione europea. Se abbiamo capito bene, siamo di fronte alla madre di tutte le attestazioni… La ragione ufficiale è disciplinare maggiormente il processo di BIO abilitazione nonché, quando la si ottiene, monitorarne di più e meglio la persistenza dei requisiti. Davvero un eccellente intendimento ed Accredia rappresenta la garanzia delle garanzie per il funzionamento del sistema. Peccato per quegli undici enti più quattro ( autorizzati nella sola provincia di Bolzano), ora evidentemente sotto maggiore 'tutela'.

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