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Un ben preciso colpevole

di Maurizio Marna

Tessendo le fila del discorso, il settore della produzione alimentare biologica aveva identificato, per quanto riguarda le contraffazioni di cui abbiamo parlato nell’articolo “le Bio Truffe”, un ben preciso colpevole: gli organismi ministeriali.

Solo lì occorre intervenire? Sempre Paolo Carnemolla, presidente di FederBio, dopo una severa reprimenda contro i preposti organi ministeriali, finisce per seguire la linea di Triantafyllidis, suo omologo in AIAB, quando afferma:

Certificazione bioNon tutti ma alcuni certificatori hanno scontato evidenti difetti di operatività. Seppur non obbligati a farlo, avrebbero potuto verificare immediatamente alcune transazioni palesemente sospette, in particolare provenienti dalla Romania, allertati dal fatto che quantità crescenti di questi prodotti a prezzi relativamente bassi stavano invadendo il mercato. Inoltre si è dimostrato carente lo scambio di informazioni, e chi ha architettato la frode ne ha approfittato per operare indisturbato”.

Una chiamata di correità, dunque, nei confronti degli organismi di certificazione. Il ‘povero’ consumatore potrebbe allora chiedersi: “io voglio comprare BIO, sono disposto a pagare un sovrapprezzo rispetto ai prodotti tradizionali e non ho BIO certezze su ciò che compro?” Vediamo di aiutarlo/aiutarci, ponendo alcuni punti fermi.

L’attuale sistema di certificazione è stato indubbiamente reso più stringente, sotto il profilo dei requisiti nonché sotto quello ispettivo, nel segmento ente certificatore - corrispettivo organismo di controllo:leggi Accredia. Quest’ultimo, preposto ad abilitare l’istituto di certificazione (OdC), è il solo a poter rilasciare la nuova ISO45011 ovvero l’attestazione di standard europeo relativa al prodotto biologico. Tutto risolto? Purtroppo no, poiché il percorso burocratico rimane preponderante a scapito delle verifiche vere e proprie.

 

Esistono significativi problemi di professionalità ed eticità, riguardanti gli organismi certificatori. Non è una novità nel biologico come non lo è negli altri settori produttivi. Il ‘boom’ delle certificazioni, importantissime per poter stare anche sui mercati internazionali, fornendo garanzie di serietà riguardo ai propri processi produttivi, ha permesso il proliferare di spazi di insediamento per i professionisti della truffa. Le numerose ISO presenti aggravano il problema dei controlli, un problema ‘doloroso’ e costante in molti settori del nostro paese.

 

Avere tante aziende da visitare periodicamente, significa dotarsi, in concreto, di tanto personale quanto lo richiedano le esigenze ispettive e di gestione delle pratiche. Gli enti di certificazione non sono, però, realtà imprenditoriali assimilabili alla grande industria sia nel numero di addetti sia negli spazi lavorativi.

Occorre dunque affidarsi ad altri liberi professionisti,una sorta di affiancamento della forza lavoro standard con altre professionalità non legate all’ente certificatore stesso. Tuttavia se maggiori oneri ispettivi corrispondono ad un maggiore outsourcing, il pericolo di attuare condotte interessate appare davvero reale.

Se il pagamento dei servizi certificativi è comunque obbligatorio, l’ulteriore aggiunta di compensi in danaro diventa inevitabile quando si voglia entrare subito nel mercato.

Una soluzione al problema potrebbe venire dal limitare il più possibile il ricorso a consulenti esterni, riducendo, nel contempo, la sfera della burocrazia istituzionale. Un compito foriero di difficili equilibrismi, stretto com’è fra le esigenze di rapidità nella gestione della pratica da parte degli enti abilitanti, soggetti privati, ed i doverosi controlli sul processo di abilitazione certificativa da parte degli organi pubblico-istituzionali.

Molta della nostra attenzione è stata rivolta agli Organismi di Controllo privati ed ai loro corrispettivi pubblici. Abbiamo appena sottolineato, di nuovo, il possibile conflitto di interesse facente capo al produttore agricolo. Egli, aspirando alla qualificazione biologica del prodotto e dovendo comunque pagare i relativi atti, non manifesta sempre la necessaria serietà.

Certificazione bioPurtroppo, diremmo noi, non è BIO CONSAPEVOLE. Poi vi sono aziende agricole che, sfruttando gli spazi lasciati liberi dalla normativa, producono non solo biologico ma anche convenzionale. Una pericolosissima commistione di generi, in grado di influire pesantemente sulla qualità del prodotto. A seguito del boom dell’alimentare biologico, la GDO effettua consistenti ordini di acquisto i cui alti quantitativi impongono una produzione intensiva.

Tuttavia il concetto stesso di produzione intensiva implica una standardizzazione delle coltivazioni, nel senso più convenzionale del termine. Per accettare tali richieste il produttore biologico rischia di occupare la zona grigia del prodotto‘spurio’. FOTO 6 (in questa posizione, a capo e a conclusione del periodo) Un altro grave problema, forse il maggiore, è quello dei terreni biologici confinanti con quelli ad agricoltura tradizionale. I pesticidi adoperati sulle coltivazioni dei secondi non devono, in alcun modo, tracimare all’interno dei primi. Purtroppo ciò si verifica di frequente e addirittura gli stessi certificatori chiedono ai produttori BIO agricoli di gettare i raccolti, chimicamente inquinati, lungo i confini fondiari. Come se bastasse ad eliminare il problema… E non solo.

Alcuni OdC si sono addirittura spinti a chiedere l’innalzamento dei limiti dei residui chimici, presenti nei BIO prodotti, i quali si siano diffusi da proprietà confinanti con i terreni biologici. E glielo hanno concesso! Un’infamia per il concetto stesso di alimento biologico, uno schiaffo al sistema dei controlli nazionali nella filiera agroalimentare nostrana. E’ovvio che tali brecce nel muro del biologico danno il via libera alle contraffazioni di prodotti, favorendone inoltre le massicce importazioni. Si è visto, a pagina 7, come la normativa europea non sia del tutto idonea a fermare il flusso di alimenti BIO contraffatti, provenienti da mercati extra UE. ‘Dulcis in fundo’abbiamo anche la soglia di tolleranza, per quanto riguarda la mancata etichettatura di prodotti biologici contenenti OGM. Le conseguenze di una simile regolamentazione sono, ancora una volta, la frequente introduzione sul mercato di alimenti contaminati e la sparizione della BIO peculiarità in essi.

Ci preme ricordare, a monito di quanti ‘fanno spallucce’, che la trasmissione di OGM nelle coltivazioni e/o nella filiera produttiva è facilissima. Il cosiddetto DNA transgenico si può tranquillamente infiltrare in qualsiasi ambiente circostante e in qualsiasi specie, attraverso il Trasferimento Genico Orizzontale (TGO). L’ apparato circolatorio sanguigno di chi mangia alimenti con OGM presenta frammenti di DNA modificati, favorendo la comparsa di diverse patologie (anche tumorali). Ci basti sapere questo per renderci conto del pericolo incombente. Le autorità italiane ed europee fanno fatica ad assumere una posizione unitaria e molti OGM vengono importati nel nostro paese, mancando appunto un’univoca e dirimente disposizione in materia. Quali possono essere i rimedi alle BIO coltivazioni inquinate dalla chimica e dagli OGM? Rischiamo di essere ripetitivi se evochiamo una razionalizzazione dei controlli pubblici e privati, una loro maggiore diffusione a carico degli OdC veri e propri senza esternalizzazioni del servizio, una normativa europea/italiana in grado di far fronte alle sfide dei mercati- pirata del BIO.

Meglio di noi, però, sono i protagonisti del settore a prospettare valide soluzioni. La Coldiretti, ad esempio, sostiene la necessità di: “introdurre al più presto il marchio per il biologico italiano che possa rendere facilmente riconoscibile la produzione ottenuta con materia prima e standard nazionali, per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli sulla reale origine del prodotto acquistato.”

La Cia, Confederazione italiana agricoltori, esaminando il mercato del biologico, afferma che: “Nel nostro Paese la spesa per il bio è aumentata nel 2011 dell'8,9 per cento, mettendo a segno il sesto incremento annuo consecutivo e oggi il 75 per cento degli italiani dichiara di acquistare prodotti biologici almeno una volta al mese. Alimentando così un business che in Italia vale 3 miliardi di euro, ma che a livello mondiale ha raggiunto la quota di ben 55 miliardi di dollari l'anno".

Certificazione bioPoi rileva anche : “…il settore del biologico ha cominciato a fare gola alle mafie e ai 'professionisti della truffa agroalimentare', pronti a falsificare carte e certificati pur di accaparrarsene una fetta. Per questo, oggi bisogna lavorare sulle regole e prevedere politiche agricole 'ad hoc' che controllino i mercati.” Ma è la Confagricoltura a cogliere nel segno quando dice: "La Commissione UE deve approvare i codici doganali specifici per il bio, da troppo tempo rinviati, e sospendere il regime di equivalenza ai Paesi extra Ue da cui pervengono i prodotti fraudolenti".

 Specificando inoltre: “"In più occasioni abbiamo denunciato come entri in Europa e nel nostro Paese prodotto pseudo bio perché manca il codice doganale specifico per il bio extra Ue. Basta un certificato falso e un prodotto convenzionale passa come biologico e non si ha la possibilità di tracciarlo. I sistemi di certificazione sui prodotti non comunitari sfuggono totalmente al controllo rigidissimo dell'Ente europeo per l'accreditamento (Ea), a cui sono sottoposti invece quelli europei ed italiani". Europa cosa aspetti a muoverti allora? Lo stesso può dirsi per i nostri organi ministeriali, per gli Organismi di Controllo, per chi come Accredia certifica l’abilitazione di quest’ultimi, per noi BIO cittadini che o come Gruppi di Acquisto Solidale o singolarmente possiamo nonché dobbiamo informarci su cosa compriamo/mangiamo e da chi lo acquistiamo.

Il diritto-dovere di sapere non è un’astrazione né un vuoto slogan. E’ la consapevolezza di avere la libertà di scelta per la nostra vita e quella dei nostri cari. Parafrasando la celeberrima frase di J.F.Kennedy, si potrebbe dire: ” Non chiederti quello che può fare il BIO per te, chiediti cosa tu puoi fare per il BIO”. Chiediamo scusa al defunto presidente americano ed ai lettori per l’uso improprio di questa magnifica frase. Riteniamo, però, che la partecipazione dei cittadini al benessere di una nazione parta, ovviamente, dalle loro scelte di vita. La BIO qualità del proprio ‘modus vivendi’è scelta imprescindibile, se vogliamo dare una chance al nostro pianeta ed a noi stessi.

 

 

Leggete anche gli altri articoli:

Non è tutto oro quel che Bio luccica

Le Bio Truffe

La certificazione biologica

 

FONTI
www.ec.europa.eu/agriculture/organic/consumer.../logo-labelling_it... Logo ed Etichettatura - Agricoltura biologica - Europa
Archivio comunicati stampa 2012 reperiti sui siti Aiab, Federbio, Associazione Nazionale Agricoltura Biologica della CIA (Confederazione Italiana per l'Agricoltura), Confagricoltura, AssoBio (Associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici),Coldiretti, archivio articoli 2012 Repubblica e Fatto Quotidiano
www.ilsalvagente.it, Lo scandalo del falso bio made in Italy, e i silenzi del ministero, Febbraio 2012

BIBLIOGRAFIA
Antonio Selvatici, Il libro nero della contraffazione , Edizioni Pendragon