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Le Bio Truffe

di Maurizio Marna

"Operazioni anti BIO frode alimentare"

Se il produttore agricolo ha libertà di scelta per quanto riguarda l’organismo di certificazione e se la procedura successiva viene sorvegliata, con più rigore, non solo da chi è accreditato a farlo ma, una volta conseguito il sospirato‘via libera ’, adesso pure dai clienti stessi dei produttori e dalle relative associazioni consumatori – succede spesso -, perché vi sono ancora tante falsificazioni legate al biologico?

Le risposte sono variegate, visti i soggetti coinvolti. Ricordiamoci poi sempre che il produttore biologico paga, ovviamente, per i servizi certificativi ricevuti, innescando l’eventualità di un potenziale conflitto di interessi fra il soggetto erogante denaro e l’organismo di controllo. Un’eventualità che si potrebbe riscontrare anche in tutti gli altri settori produttivi, da quando le certificazioni sono entrate a far parte del DNA aziendale. E se la UE rimborsa i costi della BIO certificazione(3.000 € ad azienda), allora le possibilità di ‘inciucio’ ente-produttore aumentano…

Le Bio Truffe

Occorre, a questo punto, soffermarci brevemente sulle prime due operazioni anti BIO frode alimentare, citate nell’articolo precedente. Lo facciamo perché, essendo le contraffazioni ripetutesi con modalità simili, acquistano un valore emblematico. Così il Gazzettino di Verona riportava a proposito di “Gatto con gli stivali” :

“L’operazione, denominata “Gatto con gli stivali”, coordinata dalla procura della Repubblica di Verona….ha portato al sequestro materiale di 2.500 tonnellate di prodotti agro alimentari, provenienti anche dall’estero. Sulla carta è stato ricostruito un giro di immissione sui mercati in questi anni di 7 milioni di quintali, pari a un valore di oltre 220 milioni di euro…. Le persone arrestate sono state prese tra Verona, Ferrara, Pesaro Urbino e Foggia…. Tutte sono accusate di frode in commercio, associazione per delinquere, falso materiale ed emissione di fatture inesistenti.”

Le Bio Truffe

Sebbene i quantitativi inerenti il prodotto falsificato e le cifre relative alla frode fiscale siano stati ridimensionati dagli stessi finanzieri, autori dell’operazione, la gravità della vicenda rimane. Gli investigatori ne hanno ricostruito le fasi, iniziando dal ruolo di alcuni grossisti di granaglie i quali, mediante la complicità di un funzionario e di un collaboratore di un Organismo di Controllo, spacciavano per biologici prodotti interamente coltivati in modo tradizionale.

Nel caso dell’operazione "Riso amaro", il Nucleo anti sofisticazioni, sotto il coordinamento della procura di Vigevano, ha scoperto una frode di oltre 6 milioni di euro e sequestrato ingenti quantità di riso trattato con antiparassitari. Riso che veniva però dichiarato biologico, attraverso false attestazioni, L’attività congiunta del Nas di Cremona e della Guardia di Finanza di Vigevano ha individuato due società, ubicate in provincia di Pavia, acquirenti di riso e di granaglie, ottenuti con coltivazioni tradizionali, provenienti da Argentina, Ucraina e dalla stessa Italia. Tali derrate venivano rivendute, sotto la dicitura ‘prodotto biologico’, ad aziende specializzate soprattutto oltre confine.  Non ci sarebbe molto da aggiungere, al di là di un ragionevole disgusto. Preferiamo lasciar parlare gli addetti ai lavori, ben più esperti di noi, confrontandone le rispettive posizioni. Alessandro Triantafyllidis, presidente dell’AIAB (Associazione italiana per l’agricoltura biologica), si è espresso a proposito di “Gatto con gli stivali” :

Le truffe e le contraffazioni delle certificazioni biologiche danneggiano innanzitutto i produttori onesti e i cittadini, vittime di queste frodi facilitate dagli appetiti determinati dalla crescita dell'import, a cui purtroppo non ha seguito un proporzionale aumento dei controlli, e dalla vendita nei tradizionali canali a filiera lunga che rendono più difficile la tracciabilità lungo tutta la catena alimentare ….L'eclatante frode ha messo in luce innanzitutto il problema delle materie prime importate, che coinvolge in particolare i prodotti che confluiscono nelle filiere zootecniche, come soia e orzo, o nelle lunghe filiere di pastificazione e panificazione. In seconda istanza la farraginosità del sistema di certificazione e degli enti preposti a controllare i controllori”.

Ma ha soprattutto ha aggiunto: “I certificatori sono perlopiù dei burocrati, formati dagli stessi consorzi di verifica, che nel peggiore dei casi falsificano i documenti. Non è richiesto un diploma e sono pagati in base al numero delle prestazioni, quindi tendono a fare più controlli nel minore tempo possibile, con tutte le conseguenze del caso…”

Non le ha mandate certo a dire il presidente Triantafyllidis. Invece il presidente di FederBio, Paolo Carnemolla, ha affermato, in modo più soft, sempre per quanto riguarda “Gatto con gli stivali” :

Voglio anzitutto sottolineare l’importante contributo alle indagini della Guardia di Finanza che è giunto dagli organismi di certificazione autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, soci di FederBio, a dimostrazione che solo una stretta sinergia fra il sistema di certificazione di settore e le Autorità pubbliche può garantire il mercato e i consumatori….”

La posizione del presidente di AIAB Triantafyllidis è una critica netta nei confronti degli Organismi di Controllo mentre Paolo Carnemolla, FederBio, non la pensa così. Chi ha ragione? Eppure l’Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, il maggiore esistente ed estraneo alla vicenda, è un consorzio fondato da AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) assieme ad ACU (Associazione Consumatori Utenti), Banca Popolare Etica, Demeter (Associazione per la tutela della qualità Biodinamica in Italia), ANAB (Associazione Nazionale Architettura Bio ecologica) e DIOS (Organismo di controllo del biologico Greco). Sì, lo sappiamo: vi gira la testa e a noi lo stesso con tutte queste sigle e dichiarazioni. La confusione è alta, si fa fatica a discernere il perché di due posizioni così diverse a proposito degli enti di certificazione. Al di là delle difese d’ufficio – ognuno tira l’acqua al proprio mulino – emerge la difficoltà di capire, per il BIO cittadino, le vere responsabilità. Sono di un singolo od ognuno, nel proprio settore, ci mette lo ‘zampino’? Di nuovo Paolo Carnemolla, presidente FederBio:

“…. se l’ICQRF non avesse agito in silenzio e avesse approfondito ciò di cui era venuto a conoscenza, attivando subito anche gli organismi di certificazione, avremmo probabilmente ridimensionato una vicenda che ha gettato discredito su tutto il mondo del biologico”.

Facciamo un passo indietro. L’ Ispettorato centrale Controllo Qualità e Repressione Frodi (ICQRF), un’apposita branca del ministero delle Politiche Agricole, teneva da tempo sotto osservazione le imprese coinvolte nell’operazione “Gatto con gli stivali”, seppure con motivazioni diverse rispetto a quelle della Guardia di Finanza. Quest’ultima si è attivata per la frode fiscale, a seguito di un improvviso e grosso aumento inerente i fatturati societari, arrivando poi a scoprire la truffa biologica con successive analisi di laboratorio su alcuni prodotti sequestrati. Tale iniziativa della Guardia di Finanza ha fatto sì che quanto analizzato si sia rivelato, in ogni caso, non pericoloso per la salute umana. Insomma, sono solo prodotti ‘normali’ e noi BIO consumatori, con le antenne sempre molto dritte, abbiamo un lungo brivido sulla schiena sentendo parlare di alimenti tradizionali…

A dire il vero l’ICQRF - Ispettorato centrale Controllo Qualità e Repressione Frodi - aveva segnalato a diverse procure della Repubblica l’esistenza di reati a carico delle aziende coinvolte. Ma nulla di più. Né comunicazioni di allarme al ministero dell’agricoltura né verifiche in loco, come sarebbe nelle sue prerogative. Alcuni enti certificatori, poi, avevano già fatto circolare, presso il Ministero dell’agricoltura, informative riguardanti l’esistenza di false attestazioni. Ancora silenzio istituzionale al proposito, fatto assai grave. Il colpevole dell’omessa attivazione dovrebbe così esser stato identificato, non essendosi attivato il sistema dei controlli al più alto livello.

Per completezza di informazione bisogna ancora aggiungere che, a causa della ‘manchevolezze’ ministeriali e del blocco in ritardo dei falsi prodotti, si è omesso di informare, se non ad arresti compiuti, la UE. La contraffazione esistente e soprattutto da tempo circolante, senza una rapida attivazione di nostri controlli governativi, ha fatto sì che le autorità europee effettuassero diversi importanti richiami minacciando, altresì, la procedura d’infrazione. Bene, anzi male. Dobbiamo invero ricordare che, a partire dal primo luglio 2012 e dopo un termine transitorio di due anni – il marchio era entrato in vigore già l’1/07/2010 -, tutti i prodotti biologici hanno l’obbligo di riportare il nuovo logo della Ue ovvero una foglia composta da dodici stelle bianche, su fondo verde, con al centro una cometa. Ma ATTENZIONE! Tale obbligo si riferisce a tutti gli alimenti biologici preconfezionati prodotti in Europa e, udite udite, rimane facoltativo per quelli sfusi od importati.

Le Bio Truffe

Pur comprendendo le grosse difficoltà di armonizzare i propri regolamenti in materia con i paesi extra UE, soprattutto nel quadro dei rapporti commerciali, è evidente che le ‘maglie’ dei controlli, qui lasciate aperte, rappresentano un grave problema. La globalizzazione dei mercati ed i relativi fattori economici hanno avuto, forse, un ruolo preponderante in questa decisione. Non dobbiamo poi dimenticare come sia sempre necessario, sul versante produzione biologica, il coordinamento fra gli organismi UE e quelli nazionali. Troppo spesso esso manca.

 

 

 

Potete leggere anche:

Non è tutto oro quel che Bio luccica

Un ben preciso colpevole

La certificazione biologica

 

FONTI
www.ec.europa.eu/agriculture/organic/consumer.../logo-labelling_it... Logo ed Etichettatura - Agricoltura biologica - Europa
Archivio comunicati stampa 2012 reperiti sui siti Aiab, Federbio, Associazione Nazionale Agricoltura Biologica della CIA (Confederazione Italiana per l'Agricoltura), Confagricoltura, AssoBio (Associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici),Coldiretti, archivio articoli 2012 Repubblica e Fatto Quotidiano
www.ilsalvagente.it, Lo scandalo del falso bio made in Italy e i silenzi del ministero, Febbraio 2012

BIBLIOGRAFIA
Antonio Selvatici, Il libro nero della contraffazione , Edizioni Pendragon