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Gli illusionisti

di Maurizio Marna

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I principali mass media, durante gli scorsi mesi, non si sono lasciati sfuggire notizie riguardanti l'arrivo di falsi prodotti biologici in Italia. I quantitativi sequestrati, assieme al loro valore(decine di milioni d'euro), sono impressionanti. Leggendo quanto riportato, si coglie un deciso salto di qualità nelle truffe e ciò, oltre agli ingegnosi ideatori, è imputabile ad una legislazione di riferimento certamente disarmonica.

Foto  1  IllusionistiIl mercato del falso alimentare, nonostante l'attenzione delle autorità, ha raggiunto proporzioni ragguardevoli(si legga il nostro articolo Non è tutto oro quel che BIO luccica) e il comparto BIO non sfugge a tale condizione. Anzi, proprio perché si tratta di un mercato vincente, fa gola a molti. Come trascurare un introito così semplice? I prezzi sono infatti superiori alla fascia dei prodotti industriali, ovvia la ragione, rendendo così il BIOLOGICO un formidabile volano per illeciti profitti. La fiera della disonestà è insomma sempre aperta, stand dopo stand si possono vedere gli articoli esposti mentre fervono nuovi progetti... Qualche esempio? L'operazione "Green War", datata Aprile 2013, è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Pesaro su impulso dell'Ispettorato Centrale tutela Qualità e Repressione Frodi(ICQRF). I risultati dell'indagine parlano di 1500 tonnellate di mais, proveniente dall'Ucraina e dalla Moldavia, nonché 30 tonnellate di soia indiane tutte sequestrate, varie società coinvolte(anche estere), oltre 20 indagati.

Le confische sono avvenute in diverse regioni italiane - Marche, Emilia Romagna, Sardegna, Molise e Abruzzo - comprendendo pure grano tenero e semi di lino. Il motivo? Presto detto: i prodotti citati avevano una falsa certificazione biologica. La soia indiana conteneva pesticidi, altre derrate agricole una massiccia concentrazione di OGM o comunque non risultavano conformi alla normativa nazionale e comunitaria. Malta era la sede dove esse venivano sdoganate, attraverso una società sotto controllo italiano, per poi entrare nel nostro paese con l'ausilio di false certificazioni emesse da enti accreditati. Chi ha progettato la truffa è un gruppo di operatori appartenenti al comparto biologico, i quali si servivano di corrispondenti societari attivi in aree limitrofe alla UE(Ucraina e Moldavia appunto). Le produzioni agricole acquistate sarebbero state impiegate nel ramo zootecnico e, solo in pochi casi, sarebbero state destinate al consumo umano. L'intricato sistema aveva il suo punto di forza nel fatto che aziende italiane controllavano finanziariamente quelle dell'est Europa, la 'consorella' maltese, gli stessi enti certificatori. Caspita, una vera dimostrazione di genialità imprenditoriale! Ancora una volta, però, si è macchiata la reputazione produttiva del BIO agroalimentare italiano.
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Foto 3  IllusionistiDue mesi fa ecco spuntar fuori un ulteriore 'colpo gobbo'. Di nuovo la Sardegna e l'Emilia Romagna, stavolta in compagnia di Puglia, Lazio, Veneto, sono risultate le sedi degli indagati(24)raggiunti da ordinanze di custodia cautelare. Un vortice di corruzione, certificazioni fasulle, fatture su operazioni contabili mai effettuate, tutte riguardanti derrate biologiche destinate all'Italia e all'Europa. Di BIO non c'era assolutamente nulla tranne i prezzi, artatamente aumentati onde lucrare la differenza rispetto ai prodotti ordinari. Alcuni ispettori certificativi(prassi ormai consolidata), per conto di enti accreditati presso il ministero, hanno dichiarato il falso. Andando oltre le indagini giudiziarie, il nocciolo della questione rimane sempre come affinare la protezione del BIO agroalimentare italiano. La faticosa gestazione della riforma delle Politiche Agricole Comunitarie, l'annoso problema della tracciabilità degli alimenti, con le relative sofisticazioni, sono chiari sintomi di una situazione che richiede una tenace sorveglianza legislativa e un continuo monitoraggio dell'intera filiera produttiva. Ciò sia a livello italiano sia a livello europeo.

 Ma cosa dicono gli enti certificatori nostrani, quelli davvero seri? Stigmatizzano le falsificazioni, sottolineando la bontà dei controlli (i sequestri effettuati ne sono la prova), esortano i produttori biologici a non diventare facile preda di personaggi senza scrupoli, sollecitano una ferrea applicazione delle leggi da parte del Mipaaf e Accredia. Ricordiamo che l'uno è il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, mentre l'altro è l'Ente unico nazionale di accreditamento, secondo uno specifico regolamento UE, responsabile di valutare la competenza tecnica e l'idoneità professionale di qualsiasi ente di certificazione. Se il sistema è perfettibile, ben vengano allora la messa in campo dell'informatizzazione generalizzata nonché univoca, riguardante la rintracciabilità del prodotto. Ogni serio ente di certificazione rafforzerà, poi, le singole procedure così da attuarle sulla totalità della filiera produttiva e garantirne la piena BIO compatibilità. Fin qui nulla di eccezionale, quando si ricerchino le soluzioni più idonee al caso.
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La via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni', recita il motto, a conferma del fatto che il problema delle BIO falsificazioni rimane attuale e che le eccellenze Made in Italy sono sotto un fuoco incrociato. La globalizzazione permette il proliferare di mercati incontrollati dove le imitazioni si accumulano, producendo, attraverso le esportazioni, fortissimi guadagni. Un groviglio di interessi rallenta un'efficace prevenzione e l'adozione, in tempi rapidi, di provvedimenti a livello continentale. L'alimentare italiano, assieme al settore di punta ovvero quello biologico, vengono dunque colpiti per la grande redditività posseduta. Le associazioni di categoria hanno diverse volte censurato il ritardo, concernente l'obbligatorietà dell'indicazione di origine sulla generalità degli alimenti. E qui casca l'asino poiché la UE ha da tempo attuato una normativa valevole, però, solo per taluni tipi di alimenti come carne, uova, pesce, frutta, verdura. Un nostro decreto legislativo del 2011 - udite udite - molto più completo rispetto alle disposizioni europee, rimane 'sospeso'(!!!!) in una delle tante commissioni del parlamento nazionale. Cosa si aspetta a renderlo effettivo? Eppure è interesse di tutti avere un'etichetta attestante la provenienza da materia prima rintracciabile, ottenuta secondo standard qualitativi di alto livello e pienamente conformi alla sostenibilità ambientale. Le menti truffaldine, di cui parlammo a inizio articolo, non avrebbero così linfa vitale per far funzionare i loro disonesti neuroni.

Altre preziose info sull'argomento le potete leggere in BIO truffe

FONTI
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2013/7-giugno-2013/maxi-truffa-prodotti-biologici-indagati-anche-verona-padova-
Archivio stampa CCCP e AIAB
Dal sito GreenBiz.it, Frodi nei prodotti bio. Come possono difendersi le aziende e i consumatori?, a cura di Roberta Ragni

BIBLIOGRAFIA
Antonio Selvatici, Il libro nero della contraffazione , Edizioni Pendragon
Fare Ambiente, Rapporto sulle frodi alimentari e agroalimentari in Italia - 2010, Edizioni Palazzo Vargas, in PDF e scaricabile on line