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Quali sono le energie più pulite?

di Fabio Vannini*

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 La sorprendente classifica dell'IPCC, il Pannello per il Clima

Tecnicamente con il termine energie rinnovabili s’intendono quelle forme di energia generate da fonti energetiche che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano o non sono "esauribili" nella scala dei tempi "umani" e, per estensione, il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future.

ENERGIE RINNOVABILI

- Biomasse
- Fotovoltaica
- Energie pulite
- Energie da biogas (produzione di biometano)

DIFFERENZA FRA ENERGIE RINNOVABILI E ENERGIE PULITE

Alcune delle energie rinnovabili hanno la peculiarità di essere anche “energie pulite”, ossia non immettono in atmosfera sostanze nocive o “climalteranti” (Co2) ossia sono a bassissime emissioni di gas serra, prodotte con materiali completamente riciclabili ed attrezzature facilmente smontabili e rinnovabili.
Le energie pulite, inoltre, posso essere anche inesauribili, al contrario del carbone, del petrolio o del gas: tutti i processi che sfruttano questi materiali, oltre a produrre scorie tossiche inquinanti, sono destinate all'esaurimento.

ENERGIE PULITE:energie pulite

- Eolica
- Idroelettrica
- Maremotrice
- Geotermica
- Riscaldamento solare a concentrazione (o termodinamico)

L'AUTOPRODUZIONE ENERGETICA E' PIU' EFFICIENTE Alcune di questi tipi di energia (in particolare quelle eolica e solare) hanno anche il vantaggio di poter essere micro generate, ossia prodotte in piccoli impianti domestici che possono soddisfare il bisogno energetico di una singola abitazione o piccolo gruppo di abitazioni. Questo permette di risparmiare l'energia che si perde nella fase di distribuzione di energia elettrica (es. elettrodotti).

LE FONTI PIU' PULITE, LA CLASSIFICA DELL'IPCC

L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) ha elaborato una valutazione delle emissioni legate a ogni fonte di energia, sulla base di numerosi studi presi in considerazione.
Le fonti rinnovabili (tranne le biomasse) hanno zero emissioni dirette, cioè causate dal processo di generazione di elettricità. Nella pratica, però, questo dato è poco utile: bisogna conteggiare le emissioni dell’intero ciclo di vita di una tecnologia, dall’estrazione delle materie prime, alla costruzione degli impianti, al loro esercizio, fino allo smantellamento e alla gestione dei rifiuti.

E le emissioni sono inevitabili: perfino una persona che respira emette anidride carbonica in piccole quantità. L’IPCC ha preso in considerazione non solo le tecnologie in uso attualmente, ma anche quelle in fase di sviluppo, come le tecniche per sfruttare l’energia del mare e le centrali termoelettriche dotate di sistemi per la cattura e il sequestro dell’anidride carbonica (CCS, dall’inglese Carbon Capture and Storage). Vista la variabilità dei dati a seconda dei diversi studi, per ogni fonte l’IPCC ha considerato i valori estremi, ma 2anche e soprattutto la media. La tabella (immagine 2) riassume le medie, espresse in grammi equivalenti, di anidride carbonica emessi per ogni kWh di energia prodotto.

Il risultato è che la fonte a minori emissioni è l’eolico, con 11 grammi per l’onshore (a terra) e 12 per l’offshore (in mare), di conseguenza l’energia eolica è alla base dell’economia ecologica. Seguono l’energia marina (17 grammi), l’idroelettrico (24) e il solare a concentrazione (27). 

Le fonti fossili sono chiaramente quelle con le emissioni più alte; quelle più deludenti sono le tecniche di CCS, per quanto promettenti, non sembrano competitive da questo punto di vista: i valori mediani variano fra i 160 e i 220 grammi a seconda dei diversi combustibili e delle specifiche tecnologie.

L’economia ecologica o economia verde (green economy) deve avere quale fondamento misure economiche, legislative, tecnologiche e d’educazione pubblica in grado di ridurre:
- Il consumo di energia,
- Lo spreco delle risorse naturali (acqua, cibo, combustibili fossili,…),
- I danni ambientali.

A tale proposito, i reali danni ambientali, non sono quelli acustico – visivi. Quelli veramente pericolosi per la sostenibilità ambientale sono quelli prodotti dall’intero ciclo di trasformazione delle materie prime a partire dalla loro estrazione, passando per il loro trasporto e trasformazione in energia e/o prodotti finiti, fino ai possibili danni ambientali che produce la loro trasformazione o definitiva eliminazione.

* Fabio Vannini, architetto

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