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Dalla Culla alla Culla

Ricostruire il modo in cui costruiamo le cose

di Patrizia Marani

Pensate ad una formica. Le formiche hanno colonizzato quasi ogni massa terrestre, prosperano nella maggior parte degli ecosistemi e sono arrivate a costituire fra il 15 e il 25% della biomassa animale terrestre. Le formiche sono la prova vivente che non è il boom demografico il problema: “Tutte le formiche di questo pianeta, messe insieme, creano una biomassa ben maggiore di quella di noi umani.

Le formiche sono state incredibilmente industriose per milioni d’anni, eppure la loro produttività ha nutrito le piante, gli animali, il suolo. Non si può dire la stessa cosa dell’industria umana. L’industria umana è in attività da poco più di un secolo, ma ha causato il degrado di quasi ogni ecosistema del pianeta. La natura non ha un problema di progettazione. L’umanità sì” (“From Cradle to Cradle”, Michael Braungart, William McDonough).

William Mcdonough & Michael Braungart

Assieme, quindi, l’architetto americano William McDonough e il chimico tedesco Michael Braungart hanno progettato una formula rivoluzionaria per creare una società umana totalmente priva di rifiuti, emulando l’equilibrio esistente negli ecosistemi naturali, formula magistralmente illustrata nel loro libro Dalla culla alla culla, come conciliare tutela dell'ambiente, equità sociale e sviluppo. Eliminare il concetto stesso di rifiuto sin dal momento della progettazione di un prodotto - è il loro motto. L’oggetto viene, pertanto, da loro ideato per non avere mai fine ed essere o reintrodotto nel ciclo produttivo come materia prima o reintegrato perfettamente nel ciclo naturale. Il ciclo di produzione diviene in tal modo un circolo chiuso come quello della natura: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Dalla Culla alla Culla

Il loro stesso libro è l’incarnazione materiale della filosofia C2C (cradle-to-cradle): un approccio radicalmente diverso alla progettazione e alla produzione degli oggetti di uso comune che può dar vita alla nuova rivoluzione industriale.
Se avrete occasione di tenere in mano “Dalla culla alla culla…” vi accorgerete immediatamente che non è di carta (quindi, nessun albero abbattuto), ma di un materiale sintetico, un composto di resine della plastica e altri materiali inorganici. Il libro è impermeabile, molto resistente, non emette tossine nell’aria mentre lo si legge, al contrario di in un libro tradizionale, il cui inchiostro è composto di nerofumo e metalli pesanti.
Le pagine e la copertina sono totalmente biodegradabili, mentre quelle di un libro normale sono un’amalgama di diversi elementi, fra cui idrocarburi alogenati e metalli pesanti, con il risultato che non può essere destinato al compostaggio e l’incenerimento darà luogo ad emissioni di uno degli elementi più tossici esistenti, la diossina. Il libro C2C, al contrario, è quello che loro definiscono un nutriente industriale, vale a dire che può essere scomposto e riutilizzato infinitamente nel ciclo industriale per creare altri libri o prodotti.

Sino ad ora - osservano i Nostri - gli interessi dell’industria e dell’ambiente sono sempre parsi inconciliabili.
Trovandosi di fronte ad una scelta impossibile, quella fra profitto/lavoro e salute umana ed ecologica, la società moderna ha messo al primo posto il perseguimento del benessere materiale di cui abbiamo goduto tutti, produttori e consumatori.
Il risveglio dall’ubriacatura consumistica è amaro: siamo sull’orlo di una catastrofe ambientale e di un’emergenza sanitaria. Consumando troppo, sperperando, riproducendoci eccessivamente, creando quantità himalayane di rifiuti siamo la causa di tutti i grandi mali del nostro tempo, dalla deforestazione al riscaldamento climatico.
In quest’ottica autoflagellante, di fronte alla catastrofe attuale non ci rimane altro da fare che invertire bruscamente la rotta tornando a consumi pre-novecenteschi, ridurre drasticamente la nostra impronta ecologica consumando meno, mangiando meno, generando meno, ritornando insomma ad un mondo dominato dalla mancanza o, se proprio va bene, dalla scarsità.

Buono al 100% di P.Marani

Che obiettivi tristi! esclamano Billy e Michael. La loro ambizione non è quella di inquinare di meno o creare solo prodotti meno cattivi - meno nocivi per la salute e l’ambiente -  ma buoni al 100%. Ma come?

Paragonando l’età industriale che stiamo vivendo al gigantesco e apparentemente invincibile Titanic che si sarebbe ben presto scontrato con le forze della Natura, i Nostri fanno notare quanto una società che utilizzi tutte le risorse naturali e sversi milioni di tonnellate di prodotti tossici nell’aria, nelle acque, nella terra, avvelenando lentamente, ma inesorabilmente tutti gli esseri viventi, sia parimenti votata al disastro.

QUESTO E' SOLO DOWNCYCLEABLE

DALLA CULLA ALLA TOMBA    

L’errore più grossolano di tale sistema industriale è quello di essere fondato sul paradigma “dalla culla alla tomba”, vale a dire che i prodotti creati finiscono la loro vita nelle discariche, ove i preziosi materiali che li costituiscono

vanno dissipati, o negli inceneritori, dove nel corso del processo d’incenerimento rilasciano per di più tossine pericolose. Problema aggravato dal fatto che numerosi consumables abbiano insita in sé una “data di scadenza”, ossia sono progettati con una durata limitata, al fine di incoraggiare – per usare un eufemismo - il consumatore a fare nuovi acquisti. Quando si dice “butto via” un prodotto, bisogna pensare al significato profondo di quel via: dove finirà? Sarà reintegrabile nel ciclo industriale o in quello naturale? Se non è così, siamo destinati a rincontrarlo sulla nostra strada, anzi molto peggio, nel nostro corpo, cui giunge attraverso la respirazione dell’aria inquinata o la catena alimentare, attraverso la carne animale o la verdura contaminata.

PRODOTTI PRIMITIVI Per i Nostri, un prodotto che non abbia come fine ultimo il benessere umano ed ecologico è non intelligente e inelegante, vale a dire un prodotto primitivo. Gli abiti di poliestere e le bottiglie dell’acqua, ad esempio, contengono antimonio, un metallo pesante tossico che può causare il cancro. Perché usare l’antimonio come catalizzatore e non un metallo non nocivo quando è possibile farlo?

PRODOTTI PLUS Gli abiti in poliestere e le bottiglie dell’acqua che usano l’antimonio nel processo di produzione sono due esempi di prodotti plus, vale a dire di prodotti che apportano al consumatore, oltre all’oggetto acquistato, degli additivi nocivi non richiesti e non indicati in etichetta che, per completezza dovrebbe riportare qualcosa del tipo: “poliestere, coloranti e catalizzatori nocivi per la salute che la traspirazione può far rilasciare sulla vostra pelle a vostro rischio e pericolo.” La maggior parte dei prodotti di consumo e dei materiali da costruzione, infatti, sono realizzati con le materie prime più economiche disponibili sul mercato mondiale provenienti da tutte le parti del mondo, anche quelle meno protettive del consumatore e, di conseguenza, emettono elementi dannosi, rendendo fra l’altro l’aria degli ambienti interni addirittura più malsana di quella esterna. Tutte queste tossine ambientali cancerogene, allergeniche, neurotossiche, immunotossiche ecc. ecc. mettono a dura prova il sistema immunitario, lo indeboliscono o addirittura danneggiano le cellule del nostro corpo.

Tutto ciò non è il frutto della malvagità delle corporations, ma di un design, di una progettazione non intelligente e primitiva, di un paradigma industriale pensato con grande successo per un’umanità del diciannovesimo secolo, ma non più adeguato alle necessità di un pianeta abitato da 7 miliardi d’individui. Da un lato, è vero, ad esempio, che l’agricoltura industriale è riuscita a nutrire gran parte dei bambini dei paesi industrializzati, ma se dall’altro, esponendoli a dosi massicce di fitofarmaci ed erbicidi, causa loro leucemie fulminanti, pericolose allergie o micidiali asme, vi è un arretramento rispetto alle anteriori realizzazioni, non vi pare?

Leggi la seconda parte: Rifiuto = Cibo: è possibile creare un mondo SENZA rifiuti!