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L'ambiente siamo noi

Come vivere sani e felici nel brodo tossico ambientale moderno, dribblando le malattie croniche in agguato. Tutte le soluzioni per diminuire il carico tossico corporeo.

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Cambio vita: la mia ecoutopia

Inviato da il in Patrizia Marani
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Cari Amici, è parecchio che non ci si sente dopo il mio primo post in cui mi proponevo di cercare “il luogo della felicità” e di condurvi assieme a me nel mio nuovo viaggio di conoscenza. In questi mesi, oltre a frugare ogni angolo della banca dati della felicità e a scrutare i vari report o indici dell’ONU e dell’OCSE con le classifiche dei paesi più felici, ho scelto il paese seguendo un po’ il mio istinto e ho lasciato l'Italia.

BYE BYE ITALIA

La stella polare che mi ha guidato è stata: un governo non oppressivo ma con una sanità pubblica d’eccellenza, senso di libertà personale diffuso, tasse giuste ed entusiasmo percepibile delle persone; uno stato grande come una città italiana media ove sia possibile ricreare, forse utopisticamente, le condizioni della polis antica, quali controllo dei cittadini sul governo del paese (se fai delle c……e o rubi poi li incontri per strada i derubati...) e loro forte partecipazione nella formazione delle decisioni politiche; assenza d'inquinamento; panorami mozzafiato e un clima dagli inverni miti e le lunghe estati (molto sole e zero nebbia), una cucina tipicamente mediterranea molto simile a quella italiana; il bilinguismo (lingua nativa e inglese, che amo molto) e, soprattutto, un progetto della Unione Europea che può forse favorire la realizzazione nella mia vita reale dei valori e i principi che hanno ispirato la fondazione di “Perché BIO”.

Villaggio di Qala, 3 dicembre 2015

E’ venuto il momento di rivelarvi il nome del paese: mi sono trasferita a Gozo, l’isola minore di Malta, dove è attivo un progetto UE di renderla per il 2020 interamente ecologica. Badate bene, Gozo, a differenza di Malta che è industrializzata e trafficata, è un'isola rurale e turistica, un incanto ove il tempo pare si sia arrestato, benché dotata di tutti i servizi moderni, presenti nella minuscola capitale Victoria fra cui internet anche negli angoli più remoti.

LA SCIENZA DELLA FELICITA'

Vediamo se la ‘scienza’ giustifica questa mia scelta. Abbiamo terminato il nostro post precedente dando una prima definizione di felicità che va contro il senso comune: lungi dall’essere un’emozione passeggera – quindi diversa dalla gioia, dall’ilarità o dall’euforia – è uno stato di benessere durevole che sgorga sommesso dall’equilibrio e dalla compiutezza delle varie facce del poliedro della nostra vita, quella affettiva, quella professionale, quella sociale e quella spirituale. Ma come conseguire tale agognata armonia?

La prima regola per essere felici è esserne coscienti: amare la vita che si conduce, essere consci del proprio benessere e assaporare i buoni momenti della propria esistenza, vivendoli come un dono o un privilegio. Essere consapevoli del proprio stato di benessere lo esalta, ce lo fa assaporare, ci fa sentire felici di essere felici, scrive Frédéric Lénoir nel suo bel libro sulla felicità, “Du Bonheur”.

Mentre Montaigne suggerisce di perseguire attivamente ciò che dà piacere, concentrandosi nel momento presente per rendere il breve tempo della nostra vita più intenso, guadagnando con la profondità del vivere il tempo che fugge via. La grande tradizione filosofica orientale ci raccomanda da millenni la stessa cosa e usa all’uopo lo strumento della meditazione: vivi l’istante in cui sei, il passato non esiste più, il futuro non esiste ancora, solo il presente è reale. 

Non bisogna però perseguire ciecamente tutti i piaceri, avverte Aristotele, ma il massimo del piacere con il massimo di razionalità. La ragione, infatti, dirige e ordina i piaceri nel contesto di una vita virtuosa che diviene essa stessa fonte di felicità, intendendo per virtù “il giusto mezzo” fra ascetismo e vizio.

Tutto ciò può essere molto utile per quanto riguarda il piano personale, ma il contesto economico e politico del luogo e del tempo in cui si vive influisce sulla nostra possibilità di essere felici o no? La risposta è sì,  tanto che ogni anno l’ONU pubblica un World Happiness Report e diversi leader, fra cui Angela Merkel, l’attuale presidente sud-coreano, il britannico David Cameron e il primo ministro degli Emirati Arabi Uniti e governante di Dubai, dichiarano che la soddisfazione dei cittadini è la stella polare dei loro governi.

DUBAI

Sarà vero, dato il contesto internazionale attuale? I propositi sono buoni, ma tra il dire e il fare…. Il piano Dubai 2021, ad esempio, realizzato dopo consultazioni estensive della società civile, del settore pubblico e privato, mira a rendere Dubai “una città di persone felici, creative e con un senso di potere individuale; una società inclusiva e coesiva; un luogo privilegiato da visitare, in cui vivere e lavorare; una città smart, sostenibile e dotata di un governo eccellente e all’avanguardia; un fulcro dell’economia globale”. Bene, monitoreremo il proseguimento dei lavori nello staterello arabo.

Oggigiorno si cimentano nella ricerca sulla felicità gli esperti di statistica, elaborando degli indici sulla base di parametri variabili. Il World Happiness Report crea una graduatoria di paesi sulla base di reddito, supporto sociale, aspettativa di vita in salute, libertà percepita di fare scelte di vita, percezione della corruzione. Sulla base di questa classifica, nel 2014 i paesi scandinavi si piazzano tutti ai primi posti. Le sole intruse in questo club scandinavo sono la Svizzera, che si piazza però al primo posto assoluto, il Canada al 5° posto, la Nuova Zelanda e  l’Australia rispettivamente al 9° e al 10° posto.

LA COSTA RICA

Una sorpresa:  la Costa Rica al 12° arriva prima di paesi come USA (15°), UK (21°), Germania (26°), Francia (29°) e Italia (50°), quest’ultima preceduta da stati come l’Uzbekistan e il Bahrein. Non è un caso, dunque, che il paese americano abbia raggiunto un'economia alimentata al 98% da energie rinnovabili e che nella Banca dati mondiale della Felicità dell'Università Erasmus Rotterdam, dove ciò che ci rende felici è oggetto di studio da parte di fior fiore di ricercatori, si piazzi al 1° posto al mondo. Un altro paese da scoprire e monitorare. 

La bancadati misura 1. la felicità media con un punteggio da 0 a 10 - Costa Rica 8,5, quello più alto; 2. gli anni di vita felice con un punteggio da 0 a 100 - anche qui il paese centro-americano consegue  il punteggio più alto, 67,9 anni;  3. la diseguaglianza della felicità con un punteggio da 0 a 3,5 - qui è l'Olanda che arriva prima con 1,38, mentre la Costa Rica ha più diseguaglianza 1,71; 4. la felicità una volta misurata la diseguaglianza con un punteggio che va da 0 a 100: la Danimarca consegue il primo posto con 74, mentre la Costa Rica segna un 73.

Gli studiosi olandesi ritengono, dunque, che la diseguaglianza sociale sia un fattore che impatta notevolmente la felicità delle persone, mentre il World Happiness Report utilizza altri i parametri per misurare la felicità dei cittadini: senso di libertà personale, un welfare funzionante, un reddito buono, onestà e fiducia nelle istituzioni, lunga vita in salute.

CHE COSA RENDE FELICI E INFELICI? IL BETTER LIFE INDEX

Vi è, dunque, una felicità personale, raggiunta in virtù dei buoni rapporti familiari e amicali - avere un compagno/a, una famiglia e amici intelligenti, sensibili e affettuosi rende felici -, ma un contesto socio-politico-economico sterile e corrotto può impedire la realizzazione di una o più facce del poliedro della felicità, rendendo di fatto la persona infelice.

Non si può essere compiutamente felici se l’elite di governo del paese è percepita come corrotta, se, in altre parole, il rapporto cittadino-istituzioni non è alla pari o, peggio, è un rapporto di servizio all’inverso – il cittadino deve servire le istituzioni (corruzione e assurdi privilegi dei politici, banche salvate con il denaro dei contribuenti, finanza lasciata a briglia sciolte, ininterrotto e sfacciato sostegno all’inquinante economia dei fossili); se il cittadino è in balia del potere politico ed economico perché la legge è creata da corrotti e i potenti sono al di sopra della legge. Come fiorire allora professionalmente quando la tassazione, anziché uno strumento redistributivo per finanziare servizi eccellenti per la collettività, diventa spoliazione e appropriazione indebita da parte dell’elite del paese che se ne serve per bieco arricchimento personale? Come godere appieno dei frutti del lavoro secondo i meriti personali? Come influire sulla conduzione politica del paese se quest’ultima è affare di pochi –  la casta politica e le lobby segrete di coloro che la finanziano – con esclusione della gran parte dei cittadini?

Il Better Life Index dell’OCSE pare più sofisticato del report ONU perché utilizza un maggior numero di parametri, entrando più nel dettaglio, sebbene monitori un numero inferiore di paesi, in gran parte industrializzati. Gli ingredienti della felicità sono in questo caso: essere soddisfatti della propria vita, senso della comunità, impegno civico, salute, un ambiente salubre - la cui bontà è misurata sulla base dei microgrammi di polveri sottili nell’aria e della qualità percepita dell’acqua  (attenzione, non quella reale!!) –  abitazione e spazio abitativo per persona, istruzione, reddito familiare, sicurezza ed equilibrio vita-lavoro. L’Australia si colloca al primo posto di questa classifica – ove l’Italia si piazza solo al 23° posto -  seguita da Svezia, Norvegia, Svizzera, Danimarca, Canada, USA, Nuova Zelanda, Islanda, Finlandia, Irlanda e Germania.

Sulla base di questo indice paiono ugualmente efficaci entrambe le ricette, quella scandinava e quella anglosassone: sia quindi un modello sociale, nella veste australiana e canadese più che statunitense, basato sulla responsabilità individuale del cittadino e un ruolo dello stato più defilato, con un po' meno ‘tutele’ ma con la mano più ‘leggera’ nell’economia e forte nel far rispettare le leggi a custodia del bene comune; sia il modello scandinavo in cui lo stato gioca un ruolo centrale nella redistribuzione del reddito al fine di attenuare le diseguaglianze e di creare una rete di supporto che accompagna il cittadino per tutta la vita. E’ dove questi due modelli subiscono eccessi o deformazioni che le cose non funzionano più bene per il cittadino.

Il mio modello ideale è un ibrido fra i due: uno stato leggero, ma che tuteli davvero il bene comune senza cedere alle pressioni lobbistiche dei poteri economici e difenda i più deboli; che tassi in modo progressivo, con una fascia esente fino a redditi da 1000 € al mese e che intervenga per integrare fino a quella cifra qualora il cittadino non ce la faccia (non ci devono essere persone che vivono per strada, non è accettabile in un paese civile); che non si pieghi davanti a organizzazioni non elettive, oggigiorno davvero tante, e difenda sempre i migliori interessi del proprio paese. Ma esiste tale stato?      

PERCHE' NON SCEGLIERE UN PAESE SCANDINAVO? 

Smussati gli angoli delle differenze sociali affinché nessuno sia lasciato indietro, la maggior felicità per il maggior numero di persone....pare un sogno. Mi diceva, infatti, ieri una giovane mamma danese, quanto sia perfetta la Danimarca: E’ vero, tutti si lamentano perché le tasse sono troppo alte – sono ormai al 50% (beh, da questo punto di vista non abbiamo nulla da invidiare ai danesi)-, ma là godi di tutti i servizi. Cittadino e ambiente sono tutelati: le automobili sono poche e l’ambiente è pulito, tutti vanno in bicicletta o usano l’ottimo trasporto pubblico. I bambini sono al centro della politica del paese: hanno un’infinità di spazi all’aperto ove giocare e trascorrere gran parte del tempo. Tutti imbottiti e ben protetti dalle temperature rigide, stanno all’aperto a correre e divertirsi: la felicità – che sgorga dalla gioia fisica, dalla creatività e dai rapporti sociali - è coltivata sin dall’infanzia. In Danimarca, inoltre, c’è il culto sociale della casa che viene resa estremamente intima, ospitale, il nido della felicità famigliare per “compensare” forse l’inospitabilità del clima. Eh già, perché il clima rappresenta sicuramente una sfaccettatura della felicità (non molto studiata, mi pare), per vari motivi: uno, perché la luce solare stimola il rilascio di un ormone, non a caso detto della felicità, la serotonina;  due, perché i frutti della terra – e di conseguenza, l’alimentazione – sono migliori ove c’è molta luce e calore solare. Ed è innegabile che la buona cucina sia uno dei piaceri della vita e che laddove è coltivata come un’arte la salute sia migliore e il problema dell’obesità minore.

Non è un caso, dunque, che i danesi figurino sempre in cima a tutte le classifiche della felicità: percepiscono la propria classe politica come non corrotta e c'è un diffuso senso di fiducia sociale; pagano molte tasse, è vero, ma i soldi sono davvero ridistribuiti e investiti nel benessere di tutti i cittadini, smussando le differenze sociali più acute; e, infine, hanno case confortevoli e un ambiente pulito rispetto ad altri paesi industriali.

Dal mio punto di vista, però, anche i danesi mangiano cibo industriale inquinato, tanto che gli uomini danesi presentano uno dei numeri più alti al mondo di casi di bassa fertilità o sterilità - sospettano gli scienziati - a causa della grande diffusione degli interferenti endocrini nei prodotti di consumo e gli alimenti. E' quindi il sistema industriale stesso come si è evoluto negli ultimi decenni - deregolamentazione selvaggia dell'economia e in particolare della finanza, organismi internazionali che sovrastano i poteri nazionali democraticamente eletti, potere occulto delle lobby sui legislatori con conseguente briglia sciolta di inquinare aria, terra e alimenti a non andarmi più bene.

Passeggiata invernale nei dintorni di Qala

I PRINCIPI E VALORI ALLA BASE DELLA MIA SCELTA 

Io decido di mettere l'autonomia personale con l'obiettivo finale dell'autosufficienza (o quasi) e l'ambiente al primo posto, perché aria, cibo, acqua costituiscono le fondamenta della vita: è per me inaccettabile vivere in un luogo dove c'è un' emergenza smog un giorno sì e l'altro pure. Dove si soddisfano bisogni fittizi, ma non quelli reali e primari: aria pulita, cibo sano, nutriente e non avvelenato da sostanze chimiche, suolo sano, non tossic e fertile, acqua pulita e priva di veleni chimici. La vicinanza all'ambiente naturale, la vita all'aria aperta sono pure per me altri bisogni primari troppo negletti nelle società industriali, ma che donano alla persona felicità e serenità - una sorta di stato meditativo gioioso. 

Sentiero verso Hondoq, Qala

Come rappresentato nel “Better Life Index, la felicità non può prescindere dal godere di salute e di poterla mantenere in virtù di un ambiente e cibo sani.  Ma secondo l’inchiesta da me realizzata per il documentario “Allergia, il peso tossico”, ciò non è più possibile in gran parte dei paesi industrializzati.  L’attuale modello economico di crescita senza considerare i limiti del pianeta ha inquinato l’ambiente – aria, suolo, acqua e cibo - abbassando drammaticamente l’aspettativa di vita in salute (non l’aspettativa di vita tout court, quella sbandierata, che include i decenni trascorsi su una sedia a rotelle o con altra malattia cronica invalidante).  E, infatti, leggiamo sul WHR 2015: “Quando i paesi perseguono il PIL in modo sbilanciato, dimenticando gli obiettivi sociali e ambientali, i risultati possono essere avversi per il benessere umano. Molti paesi negli ultimi anni hanno conseguito crescita economica al costo di un aumento delle disuguaglianze di reddito e danni gravi all’ambiente naturale “.

Altro neo della Danimarca è il clima rigido e con poca luce solare, almeno per una mediterranea come me, per non parlare della cucina. E il fatto che ci si annoia, sussurra vergognandosi un po’ la mamma danese, e in parte le do ragione: perché dovrei demandare allo stato la responsabilità e le sfide della mia vita? Difatti lei non vive più in Danimarca, l’ho incontrata sull’isola di Gozo, dove si è appena trasferita. Non è la sola ad aver scelto, alla gelida perfezione nordica, l’isola minore di Malta (il paese mediterraneo figura nel 2015 al 35° posto della classifica ONU, ma Gozo è come uno staterello indipendente nello stato di 430.000 abitanti di Malta).
 
Gozo è, come vi ho già detto, molto diversa da Malta ed è qui che vorrei creare una Perché BIO non più virtuale, ma concreta. Un'utopia “green” personale nella più ampia utopia di EcoGozo, in cui dalla casa all’arredamento, dall’alimentazione all’energia e al trasporto sia il più possibile carbon free, non inquinata, a contatto con la natura, a km0 e, soprattutto, autosufficiente, vale a dire non dipendente dalle decisioni di organizzazioni politiche, finanziarie o strutture commerciali troppo lontane dal cittadino. Ci riuscirò?
 

LEGGI LA PRIMA PARTE: LA MAPPA DELLA FELICITA' 

LEGGI "ALLERGIA BYE BYE, CAMBIANDO L'AMBIENTE CAMBI TE STESSO"

 
FONTI ON LINE

World Database of Happiness, Archive of research findings on subjective enjoyment of life, directed by Ruut Veenhoven,  Erasmus University Rotterdam, Happiness Economics Research Organization 

Punteggio dell'Italia nel World Database of Happiness 

World Happiness Report 2015 

Better Life Index

BIBLIOGRAFIA

The Geography of Bliss di Eric Weiner

Du bonheur di Philippe Lénoir

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Patrizia, autoctona di Bologna, ha perseguito molteplici interessanti carriere (mamma, insegnante d'inglese e francese, traduttrice, fotografa, pittrice, scrittrice di testi e articoli in tre lingue per pubblicazioni turistiche e riviste culturali) prima di udire la chiamata della Vera Vocazione, quella di Filmmaker. Ciò che ha ingenerato la confusione originaria erano due grandi, apparentemente inconciliabili amori e talenti: quello per le Lingue (italiana inclusa) e quello per le Arti Visive. Una confusione aggravata dai suoi studi. Dopo aver conseguito una laurea di Traduttrice e Interprete alla Scuola per Interpreti e Traduttori di Bologna, (Inglese e Francese) dotandosi dello strumento principe del Giramondo, la Nostra inizia a viaggiare da un continente all'altro, più lontano era meglio era (il progetto: destinare agli anni maturi le mete più vicine), iniziando con un viaggio costa a costa degli States più varie permanenze americane, passando in Nord Africa e infine in Estremo Oriente, dove si ferma per qualche anno, per crescere la piccola Vittoria e studiare pittura all'Anaconda Art Studio di Bangkok. La straordinaria esperienza del soggiorno asiatico, le apre le porte della creatività. Di ritorno in Italia, dà sfogo all'altro suo più represso amore-talento e consegue il diploma dell'Accademia di Belle Arti, specializzandosi in Pittura, Fotografia e Storia dell'Arte. Ma la schizofrenia continua. E' solo più tardi che viene fulminata sulla via di Damasco: durante un lungo trekking attraverso l'Himalaya capisce che solo la telecamera avrebbe potuto documentare quel viaggio tanto faticoso quanto entusiasmante. Dirige così i suoi primi due documentari dedicati alla cultura estremo-orientale. E' una rivoluzione: la Nostra intraprende studi di giornalismo free lance alla London School of Journalism per affinare la scrittura in lingua inglese, di scrittura per il cinema e la televisione all'Accademia Nazionale di Cinema della sua città nativa, e di Film Documentario alla Rockport University con l'allora guru del documentario sociale, Mitchel Block, il tutto coronato da un battesimo di fuoco nel 2000: un lungo documentario girato in Zambia sulle cause dell'AIDS in Africa. Da allora si tuffa completamente nel film documentario e collabora alla realizzazione di film trasmessi da broadcasters nazionali e internazionali, fra cui "La società dipendente" (ricerca, scrittura e regia), in concorso al NYFV Festival 2007, distribuzione Expresso TV, UK, e acquisito per gli USA da Alexander Press, fornitore educational americano, il pluripremiato "Paradiso ritrovato, la parabola del giardiniere naturale", 2009, (scrittura e regia), vincitore in Italia di tre festival del documentario, "Caravaggio, il corpo ritrovato" per National Geographic Channel, 2010, (ricerca, co-scrittura, co-regia), "Artemisia Undaunted" per Sky Art, 2011 (ricerca). Infine, giacché il suo amore per l'Arte si estende all'ispiratrice dei grandi artisti rinascimentali, la Natura, co-fonda nel 2012-3 un magazine on line multimediale dedicato all'informazione ambientale e scientifica www.perchebio.com per il quale scrive regolarmente articoli e post. Nel 2014 dirige per ARTE GEIE e la TV belga RTBF ‘Allergia, il peso tossico’, un documentario sulle cause dell'attuale boom di allergie prodotto da GraffitiDoc e Iota Productions, in concorso a numerosi festival internazionali e vincitore del Premio della Giuria al Doc Scient Festival 2015 di Roma, e distribuito in più di 20 paesi in tutto il mondo.

Commenti

  • Ospite
    Giovanni Mercoledì, 13 Gennaio 2016

    Gentile Patrizia, il tuo post è molto interessante e lo condivido in pieno, ma vorrei capire meglio di cosa si può vivere a Gozo. Sarebbe interessante se parlassi anche di come affrontare la vita di ogni giorno è se chi, come me, non ha capitali, possa sperare di potersi unire a questo progetto. Attendo un tuo scritto.

  • patrizia
    http:/patrizia Venerdì, 15 Gennaio 2016

    Buongiorno Giovanni, sì, dipende dalle sue competenze. Noi cercheremo di dar vita a un laboratorio di cultura green sull'isola che inizialmente farebbe base in un piccolo B&B gestito da noi ma improntato alla massima ecologicità, ove attiveremo workshops del settore. Sulla carta esiste già, si chiama "The Green Workshop". Vi parteciperà un variegato gruppo di professionisti italiani: agronomi, architetti paesaggisti, designer industriali, fotografi naturalistici, artisti e esperti del fai-da-te....Un altro progetto in evoluzione con un team europeo è la gestione di un grande orto coltivato con le tecniche della permacultura. Comunque, questo è il primo post cui faranno seguito tanti altri proprio sull'evoluzione del progetto in termini concreti. Mi faccia sapere. Un caro saluto.

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