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idee per cambiare il mondo una news alla volta

  • Glifosato nel piatto, cancerogeno o no? La pista del denaro

    Glifosato nel piatto, cancerogeno o no? La pista del denaro

    di Patrizia Marani

    In occasione della recente condanna della Monsanto al pagamento di quasi 290.000 dollari in risarcimento dei danni subiti dal giardiniere quarantaseienne ammalato di cancro, cui sono stati dati due soli altri anni di vita, Perchebio ha realizzato un’inchiesta per capire se l'evidenza scientifica di una grave tossicita' del glifosato esista gia' e perché, in tal caso, a differenza del Tribunale di San Francisco, la UE abbia riapprovato la commercializzazione dell'erbicida in Europa per altri 5 anni. Prima puntata.

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  • Vita sotto brevetto

    Vita sotto brevetto

    di Patrizia Marani

    Semi brevettati, una grave minaccia per la biodiversità e la sicurezza alimentari

    Nel ventesimo secolo, secondo dati FAO, ha avuto luogo una pericolosa perdita di biodiversità alimentare, ben pari al 78%. La biodiversità è il cardine su cui s'incentra sia la vita sulla terra sia la sicurezza alimentare umana. Quali sono le cause? E dove finiremo, di questo passo?

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  • Alimentazione al secondo posto, i profitti al primo

    Alimentazione al secondo posto, i profitti al primo

     di Patrizia Marani

    Il cibo nel tempo della globalizzazione è primariamente una merce che arricchisce solo alcuni colossi dell'agroalimentare, mentre non e' piu' redditizio per gran parte di chi materialmente lo produce. Perche' mai? E quanto questo squilibrio influisce sui prezzi e sulla qualita' di cio' che mangiamo?

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  • Etichetta trasparente: la posta in gioco

    Etichetta trasparente: la posta in gioco

    di Patrizia Marani
    AGRICOLTORI E CONSUMATORI, UNA STESSA BATTAGLIA PER LA QUALITA' ALIMENTARE Mentre nell’empireo dell’agrochimica si celebrano matrimoni multimiliardari con la benedizione dell’istituzione antitrust europea, cosa succede nei cieli più in basso, popolati da piccoli e medi agricoltori? Recentemente, GranoSalus, un’associazione di produttori e consumatori meridionali, è, per così dire, balzata agli onori della cronaca per controversi test da essa condotti su alcune delle più importanti marche di pasta italiane.
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  • Questo matrimonio non s'ha da fare

    Questo matrimonio non s'ha da fare

    di Patrizia Marani

    Ma la UE da’ il via libera. Una nuvola minacciosa si sta allungando sul mondo dell’agricoltura mondiale e, conseguentemente, sulla qualità alimentare: una nuova fusione fra due colossi dell’agrochimica, Monsanto e Bayer, appena consacrata dalla Commissaria per la Concorrenza dell’Unione Europea, la danese Margrethe Vestager. Gli azionisti avranno certamente di che guadagnare da tale unione. E' assai dubbio, però, che ne traggano vantaggio pure le altre due parti in causa: agricoltori e consumatori. Perché? All’orizzonte, potere politico e di mercato ancora più concentrato. Di conseguenza, prezzi alle stelle, qualità alimentare in picchiata, grazie agli OGM che “finalmente” possono sfondare in Europa.

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  • Dacci oggi i nostri germi quotidiani

    Dacci oggi i nostri germi quotidiani

    di Patrizia Marani

    L’immunità naturale del neonato, nel momento più formativo della sua vita, si troverebbe attualmente in una situazione ambientale fortemente alterata rispetto a quella in cui il sistema immunitario umano si sviluppò e venne forgiato alle origini: da una parte vi è una sua costante e aggressiva stimolazione con i germi morti o attenuati dei vaccini. Dall’altra parte, vi e' il problema della sterilizzazione eccessiva dell’ambiente circostante e dello stesso corpo umano.

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  • Alluminio, tutte le fonti e come evitarle

    Alluminio, tutte le fonti e come evitarle

    A cura della Redazione

    L’alluminio è attualmente il metallo più comunemente e ampiamente usato sulla terra e si può essere esposti ad esso attraverso una miriade di fonti. La ricerca scientifica più recente, se da un lato ha trovato un collegamento sempre più certo fra esposizione all’alluminio e Alzheimer, dall’altro suggerisce che è possibile proteggersi dalla malattia e, addirittura, prevenirla riducendo l’esposizione all’alluminio nel nostro ambiente quotidiano. Conoscere il nemico per neutralizzarlo.

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  • La cura segreta dell'alcolismo, il Metodo Sinclair

    La cura segreta dell'alcolismo, il Metodo Sinclair

    di Patrizia Marani

    Dall’alcolismo si può guarire. Esiste una cura con il 78 per cento di probabilità di riuscita, ma è praticamente sconosciuta e quasi inutilizzata, perché?

    L’alcol è una droga che uccide una persona ogni 10 secondi. Aperitivi, happy hours, brindisi a ogni ricorrenza: vino e bevande alcoliche sono associati nel nostro immaginario a momenti gioiosi, di festa, non al rischio che essi comportano. Eppure l’alcolismo è la terza piu' importante causa di morte al mondo, con 3 milioni e 300.000 morti ogni anno (OMS Report 2012).

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  • Immunità di gregge: chimera o realtà?

    Immunità di gregge: chimera o realtà?

    di Patrizia Marani 

    La vaccinologia è una branca della medicina in piena fioritura. Nata per rinforzare le difese naturali di fronte a veri flagelli dell’umanità come il vaiolo, responsabile ogni anno fino agli anni ‘60 di decine di milioni di morti e invalidi, questa scienza medica ha allargato enormemente il proprio campo d’azione in un periodo storico in cui le malattie infettive pericolose, soppiantate dalle malattie croniche, paiono vieppiù un ricordo del passato. Perche' mai?

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  • Pulito è uguale a tossico

    Pulito è uguale a tossico

    Come non creare una pulitissima camera a gas facendo le pulizie

    di Patrizia Marani

    Che soddisfazione rimirare la propria opera dopo una sfacchinata di diverse ore! Il pavimento brilla, la ceramica del bagno pure e sul lavandino non c’è ombra di sporco. Lo sportello dietro il quale si cela l’armata multicolore dei detersivi si chiude con un suono secco, sigillando la fine della nostra guerra battericida. Con un sospiro di soddisfazione ci buttiamo sul sofà, inalando a pieni polmoni il micidiale cocktail chimico che abbiamo immesso nell’aria e che sarà ben presto condiviso da tutta la famiglia, neonati e bambini inclusi.....

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  • 5 domande per un allevatore

    5 domande per un allevatore

    di Federico Marino

    PARLIAMO DI CARNE "SOSTENIBILE" Non mangiare carne rappresenta un avanzamento di civiltà perché pone fine alla violenza sugli animali e non è più sostenibile per il pianeta? Sicuramente 7 miliardi di persone che mangiano ogni giorno carne e lo fanno più volte al giorno non sono sostenibili. Mangiarne poca, ma di qualità eccellente può essere il il segreto per ottenere una salute ottimale. Ma come conoscere davvero la qualità della carne che mangiamo? Le regole d'oro sono due: 1. conoscerne la provenienza; 2. porre all'allevatore alcune, fondamentali domande. 

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  • Mortadella s-velata

    Mortadella s-velata

    di Patrizia Marani

    Togliamo il coperchio a come viene davvero prodotto il nostro cibo. Ricetta antica e moderna a confronto. Tutti gli additivi nocivi della mortadella industriale

    Che si tratti della fragrante mortadella fatta affettare al banco, o quella confezionata in vaschette di plastica già affettata, la famiglia italiana media consuma questo alimento della tradizione culinaria italiana in quantità, tanto è vero che in Italia se ne producono ben 174.000 tonnellate.

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  • La rivoluzione delle forchette

    La rivoluzione delle forchette

    ovvero THE CHINA STUDY

    di Patrizia Marani

    Scrive T. Colin Campbell a proposito di uno studio memorabile da lui diretto: Eravamo in grado di accendere o spegnere lo sviluppo del cancro semplicemente variando i livelli di proteine animali nella dieta. Allo scorso "Sana" a Bologna è stato in collegamento video lo scienziato autore di The China Study, il libro che può scuotere l’alimentazione occidentale dalle fondamenta e, con essa, la perversa unione esistente fra governi, enti regolatori, una certa scienza e giganti dell’industria agroalimentare e farmaceutica.

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  • Trattato di Parigi sul clima: la vera eredità

    Trattato di Parigi sul clima: la vera eredità

    di Federico Solimando

    “Il mondo non ha mai affrontato una sfida così grande". Il presidente francese François Hollande ha perfettamente ragione. Soprattutto alla luce dello storico accordo siglato alla COP21, la Conferenza mondiale sulla lotta al cambiamento climatico di Parigi, che si è appena conclusa e che ha fissato, sia pure con tutti i limiti del caso, un punto di svolta per il futuro ambientale della Terra. L'obiettivo dell’incontro era nientepopodimeno quello di evitare un disastro climatico globale: due sole settimane per decidere il futuro del nostro pianeta.  Ma qual è la reale eredità del trattato?

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  • Carne tossica?

    Carne tossica?

    di IlReE'Nudo

    Il braccio armato dell’OMS contro il cancro, la IARC, dopo un’analisi approfondita di più di 800 studi scientifici, ha definito cancerogene le carni rosse e quelle lavorate, ma lo sono davvero?

    Quanto bisogna prendere sul serio la relazione dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro?

    Com’è possibile che alimenti basilari della dieta occidentale, mangiati per secoli dai nostri avi, siano cancerogeni? E che tocchi proprio a noi dovervi rinunciare?

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  • Piatti (o biberon) di plastica? No, grazie!

    Piatti (o biberon) di plastica? No, grazie!

    di IlReèNudo

    Abbiamo già scritto tanto noi di Perché Bio sulla plastica, ma ora desideriamo approfondire assieme a voi la conoscenza di articoli d’enorme diffusione: stoviglie e posateria in plastica. Che cosa ci mangiamo o beviamo, assieme ad alimenti e bevande, quando usiamo piatti, bicchieri e posate di plastica?

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  • Antico, sono ubriacato dalla voce ch'esce dalle tue bocche

    Antico, sono ubriacato dalla voce ch'esce dalle tue bocche

    di Patrizia Marani

    ..quando si schiudono
    come verdi campane e si ributtano
    indietro e si disciolgono. Eugenio Montale, Mediterraneo

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  • Omega 3, il Re perduto

    Omega 3, il Re perduto

    di Patrizia Marani

    A PROPOSITO DI CARNE TOSSICA: oltre alla chimica usata nell'allevamento industriale, esiste pure un altro problemuccio, il fatto che animali erbivoli sono ora nutriti con cereali per farli aumentare di peso. Ciò ha comportato la perdita nella dieta umana dei preziosi Omega-3, un cambiamento tettonico della nostra alimentazione che può essere all'origine di parecchi malanni.  E' possibile però recuperarli scegliendo gli alimenti giusti e di cui conosciamo le modalità di coltivazione o allevamento.

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  • Rifiuti alimentari: 6 consigli per fermare lo spreco

    Rifiuti alimentari: 6 consigli per fermare lo spreco

    Nella giornata mondiale dell'alimentazione, riceviamo da Helping e MyFoody - e pubblichiamo - il seguente comunicato stampa su come ridurre gli sprechi alimentari riducendo, di conseguenza, il budget da investire per nutrirci. Risparmiare sugli sprechi alimentari è anche un'opportunità per migliorare la qualità di quello che si acquista!  

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Etichetta trasparente: la posta in gioco

di Patrizia Marani
AGRICOLTORI E CONSUMATORI, UNA STESSA BATTAGLIA PER LA QUALITA' ALIMENTARE Mentre nell’empireo dell’agrochimica si celebrano matrimoni multimiliardari con la benedizione dell’istituzione antitrust europea, cosa succede nei cieli più in basso, popolati da piccoli e medi agricoltori? Recentemente, GranoSalus, un’associazione di produttori e consumatori meridionali, è, per così dire, balzata agli onori della cronaca per controversi test da essa condotti su alcune delle più importanti marche di pasta italiane.

Test che hanno rilevato tracce di glifosato, Don e cadmio (il tutto entro i limiti di legge), suscitando un vespaio di polemiche. Tacciati di tradimento del Made in Italy, di diffusione di bufale essendo i residui tutti “a norma di legge”, di opacità (non vi è indirizzo o recapito telefonico sul sito), l’associazione ha, tuttavia, richiamato l’attenzione su alcuni punti interrogativi dell’odierna alimentazione globalizzata, tanto cara alle aziende multinazionali: 1. La semola e la pasta italiane prodotte con farine che miscelano grano italiano a grano estero possono a pieno titolo fregiarsi del marchio “Made in Italy”? 2. L’indicazione del paese da cui proviene la materia prima è un’informazione importante per la salute del consumatore? E se lo è, perché tanta riluttanza da parte della Commissione Europea a legiferare in tal senso?

Le denunce di GranoSalus delineano un quadro di un’agricoltura meridionale in ginocchio. Il suo prodotto agricolo principe, il grano duro, la materia prima usata per produrre la celeberrima pasta “Made in Italy”, viene lasciato nei silos, oppure non è proprio più coltivato, a causa dei prezzi in picchiata sulle borse merci e del grano duro estero che sbarca nei porti meridionali a prezzi irrisori e poco prima della mietitura locale. Quasi il 50 % della pasta prodotta in Italia è destinata all’esportazione e, sebbene il nostro paese sia uno dei maggiori produttori di grano duro, la produzione nazionale è ben lontana dall’essere sufficiente a coprire il fabbisogno interno. Eppure, nel Meridione d’Italia, più di 600.000 ettari di seminativo, secondo il presidente di GranoSalus, Saverio de Bonis, non vengono più coltivati. Se lo fossero, la produzione domestica potrebbe probabilmente coprire il fabbisogno italiano per la produzione di pasta ma, anziché promuoverne la coltivazione, dal 2017, i fondi dell’Unione Europea sono erogati agli agricoltori per NON coltivare grano duro o altre colture per 7 anni. Che senso ha tutto ciò? 

GRANO DURO ITALIANO PER LA PASTA ITALIANA E' MEGLIO?

Nel maggiore mercato al mondo della pasta, il grano duro arriva, dunque, in buona parte dall’estero. Perciò, GranoSalus ha deciso di dare battaglia, portando avanti una campagna d’informazione dei consumatori sulla qualità del grano estero “Perché da molti anni ormai circa il 99% della pasta è prodotta utilizzando semola ottenuta mischiando il sano e buon grano italiano con grano importato, non sempre di ottima qualità sotto il profilo tossicologico”, leggiamo sul sito dell’associazione. 

Avranno ragione? Test alla mano, GranoSalus ha iniziato a divulgarne i risultati, beccandosi una denuncia da parte dei maggiori pastifici italiani che l’hanno trascinata in tribunale, con l’intento di far rimuovere gli articoli pubblicati. Ma l’associazione, sebbene abbia dovuto attenuare i toni della denuncia, non ha dovuto oscurare gli articoli perché i risultati dei test che riscontrano residui di glifosato, cadmio e Don - tutti a norma di legge -, sono attendibili ed effettuati da un laboratorio estero accreditato, il cui nome, ancorché non indicato sul sito web, è a disposizione della magistratura inquirente. A detta di GranoSalus, il grano duro italiano, al contrario, non presenta problemi di tossicità: niente residui di glifosato, ne’ micotossine, le quali hanno più probabilità di svilupparsi nei cereali coltivati in climi freddi e umidi e nelle stive delle navi nel corso dei lunghi viaggi transoceanici.

GLIFOSATO E DESSICCAZIONE Invero, c’è da chiedersi: com’è possibile che il Canada, paese freddo e dalle estati brevi e piovose, sia oggi il maggior produttore mondiale di grano duro, una coltura nata in medio oriente e tipica dei caldi e secchi climi mediterranei? La risposta è tale da far tremare le vene ai polsi: da quasi un ventennio, in Canada, negli USA settentrionali e in gran parte dei paesi a clima rigido, i cereali, fra cui il grano duro, sono trattati con l’erbicida glifosato una settimana circa prima del raccolto per farli “maturare” (in realtà, seccare) anzitempo. In questi paesi, il grano duro non è coltivabile con ciclo invernale come si fa qui in Italia: semina a ottobre e raccolta a giugno dell’anno successivo. Lo si coltiva pertanto con ciclo estivo, seminando ad aprile e raccogliendo a settembre. Per evitare però le piogge autunnali, si secca il frumento con il glifosato in modo da accelerare la maturazione del chicco. L’esito certo di questa tecnica di coltivazione, detta dessiccazione, è un aumento dei residui di glifosato, poiché l’erbicida non viene più solo irrorato sulle malerbe, prima che le piante spuntino dal terreno, ma sul raccolto stesso, quando è quasi maturo. Per di più, essendo, il glifosato un erbicida sistemico, penetra in tutta la pianta, inzuppando il chicco.

In Italia, la dessiccazione è vietata e, invero, del tutto inutile, giacche’ nel nostro paese sono presenti le condizioni climatiche ideali per coltivare grano duro. Non è, pertanto, indifferente per la salute che la pasta sia fatta di grano italiano o canadese, russo, ucraino o kazakhstano: i residui di glifosato, per quanto rispettino ampiamente i limiti di legge, sono inevitabilmente superiori nel grano duro importato da questi paesi. Passare, quindi, dall’importazione di frumento duro canadese a quello kazakhstano o ucraino non da’ certamente grandi vantaggi in termini di residui di glifosato, oltre al fatto che il grano ucraino può pure essere radioattivo, o almeno può superare i limiti ammessi in Europa per la radioattività totale. Secondo l’inchiesta di GreenPeace, Nuclear Scars, l’eredità di Chernobyl si traduce in una radioattività ancora molto elevata nella vastissima area che si estende fra Russia, Bielorussia e Ucraina. E il Kazakhstan, da dove sembrano provenire altri carichi di grano duro, presenta pericolosi livelli d’inquinamento ambientale dovuto alle vaste distese di agricoltura industriale intensiva, all’industria pesante e, soprattutto, a “un inquinamento radioattivo considerevole, perché vaste aree dalla nazione sono state esposte ad alti livelli di radiazione nucleare, essendo stato in passato lo stato ove l’ex Unione Sovietica attuava il proprio programma di test nucleari”. 

L’origine del grano con cui viene fabbricata la pasta che arriva sulla nostra tavola è, dunque, una questione particolarmente delicata e non può essere liquidata come un attacco al “Made in Italy”, sia per le quantità di pasta consumate a livello nazionale sia per la diffusione estera e le dimensioni dei profitti in gioco - previsti 81,7 miliardi entro il 2025.

GranoSalus osserva che la soglia europea di residui giornalieri ammessi per legge non può applicarsi a consumi di pasta 5 volte superiori alla media europea come quelli di noi italiani. Un’osservazione contraddetta dai pastai: occorrerebbe mangiare 200 piatti di pasta al giorno per superare tali limiti di sicurezza. E’ vero, però, che esiste un effetto cumulativo, ossia un’esposizione alimentare e non a moltissime altre tossine, i cui esiti avversi non sono ancora sufficientemente studiati. Per il principio di precauzione è, quindi, bene minimizzare la propria esposizione a tossine e inquinanti, soprattutto quando è disponibile un’alternativa più sana.

COMMISSIONE EUROPEA E MULTINAZIONALI: D'AMORE E D'ACCORDO

Cosa si cela dietro questa diatriba fra agricoltori e pastifici? Secondo GranoSalus, è in atto una congiura contro il grano duro italiano per facilitare l’esportazione di quello canadese o estero: sarebbero, infatti, gli accordi fra le multinazionali dell’agroalimentare e l’Unione Europea, siglati sopra la testa di consumatori e agricoltori, nel quadro dei trattati di libero scambio, a stabilire le politiche agricole europee. Sarà vero? Dello stesso tenore, la denuncia del premio Nobel per l’economia, Joseph Stiglitz - non certo accusabile di essere di parte, in Rewriting the Rules of the American Economy. Scrive l’economista: “Le regole stabilite attraverso gli accordi commerciali (internazionali N.d.T.) impongono condizioni di scambio vieppiù favorevoli alle aziende (Stiglitz si riferisce ovviamente alle poche aziende, le multinazionali globalizzate, in grado di esercitare un enorme potere lobbystico a Washington e a Bruxelles N.d.T.) e contro i lavoratori e l’interesse pubblico, sia negli Stati Uniti sia fra i nostri partner economici (corsivo mio). Queste regole determinano chi trarrà beneficio da un mondo sempre più globalizzato. Eppure gli accordi di libero scambio – siglati dietro porte chiuse, con la partecipazione attiva del mondo aziendale, ma in assenza delle altre parti interessate – non stanno riuscendo a consegnare le regole di cui si ha bisogno per gestire il processo di globalizzazione e far sì che tutti possano trarne beneficio” (Stiglitz, 2016, p. 103).

A testimonianza di cio', malgrado vi sia una pressione pubblica vieppiu' forte verso la sua riforma, la Commissione Europea ha preso negli ultimi mesi alcune decisioni nodali in assoluto contrasto con i desiderata dei cittadini europei, ma in perfetta armonia con quelli delle multinazionali. In primo luogo, è stato concesso alla Monsanto il permesso di commercializzare nell’Unione Europea il glifosato per altri 5 anni, malgrado la ferma contrarietà espressa da molti europei attraverso “the European Citizens’ Initiative”

Inoltre, il Presidente della Commissione Juncker è riuscito a far entrare in vigore - ma niente paura, solo PROVVISORIAMENTE -, il CETA, l’accordo bilaterale di libero scambio con il Canada, SENZA attendere la decisione degli Stati Membri dando il via libera al commercio in Europa di derrate alimentari di possibile dubbia qualità, di provenienza canadese e non solo (ogni grande azienda statunitense ha pure una sede in Canada), regolate come sono da una legislazione più permissiva, non basata sul principio di precauzione, e favorevole alla tecnologia OGM. 

Infine, ciliegina sulla torta, la Commissione ha benedetto il matrimonio fra i colossi dell’agrochimica Monsanto-Bayer, dando un’altra manganellata alla concorrenza nel settore. E, nei giorni scorsi, è pure giunta la bella notizia di una disponibilità del governo Trump a riaprire i negoziati del TTIP, l’accordo di libero scambio con gli USA.

TRACCIABILITÀ DELLA FILIERA ALIMENTARE: PREMIA IL PRODOTTO MIGLIORE

A mano a mano che si profila all’orizzonte una sempre maggiore mercificazione e globalizzazione del nostro piatto, un’etichetta trasparente, in cui sia indicata l’origine della materia prima, oltre ai paesi di lavorazione, è di vieppiù vitale importanza per il consumatore. La trasparenza premia il produttore migliore, l’opacità, l’opposto. Ad esempio, chi non vorrebbe sapere se il maiale con cui è stato confezionato quell'invitante prosciutto è stato allevato sui prati friulani o parmensi o negli USA, ove gran parte del mangime animale è OGM? O l’origine del latte con cui viene prodotto quel buon burro o pecorino, allorché solo il latte delle vacche allevate al pascolo è ricco dei benefici Omega 3?

Ma sulla trasparenza dell’etichetta si giocano, ahimè, interessi miliardari, giacche’ un consumatore informato sceglierà inevitabilmente l’alimento migliore. Si verrebbe a creare, insomma, una condizione di reale concorrenza. Di questo termine, nonché di “libero scambio”, ci si riempie tanto la bocca a livello internazionale. Eppure, di concorrenza, come vedremo, nell’agroalimentare ce n’è davvero poca, e sempre meno.

DIVIETO DI DESSICCARE MA NON D’IMPORTARE GRANO DESSICCATO: QUALE TUTELA? L’associazione GranoSalus chiede da tempo che si agisca a livello europeo per arrivare all’adozione di un’etichetta trasparente sulle confezioni di pasta, con indicazione del paese di origine della materia prima, qualora sia diverso da quello del prodotto finito. Tale misura tutela il diritto di scelta informata del consumatore italiano (e non), poiché in Italia, come abbiamo visto, la dessiccazione è stata raramente praticata e recentemente persino vietata, essendoci il sole a maturare i raccolti senza bisogno d’intervento umano. Non è, tuttavia, proibita l’importazione di alimenti trattati con glifosato in pre-raccolta, quali il grano duro coltivato nelle grandi monocolture canadesi o ucraine, ed è qui che casca l’asino. “Le farine commercializzate in Italia– afferma Italmopa nel comunicato stampa del 21 marzo 2017 - sono Made in Italy al 100%, anche se contengono frumento importato, perché l’ultima lavorazione avviene sul suolo nazionale”. 

Nel 2011, difatti, la Commissione Europea aveva legiferato in materia di etichette (Food Information to Consumers o FIC, Regolamento (EU) No 1169/2011) prevedendo, fra l’altro, l’obbligo di indicarvi il paese di origine (country of origin labelling o COOL) per certi tipi di carne fresca (maiale, pecora, capra e pollame), con possibile estensione ad altri prodotti, per i quali, pero’ la Commissione ha rifiutato di agire, ritenendo i consumatori non pronti a pagare di più per la trasparenza. Quindi, “secondo le regole COOL della UE, salsicce lavorate in Spagna con maiale svedese possono essere legalmente definite spagnole”. Similmente, come abbiamo visto, il marchio Made in Italy attribuito a farina la cui materia prima – il grano duro – e’ coltivato in Canada or Russia e’ perfettamente legale, sebbene possa essere fuorviante al fine di una scelta informata del consumatore.

Il regolamento COOL della UE, però, permette agli stati membri di adottare misure COOL “se esiste un nesso comprovato fra alcune caratteristiche dell’alimento e la sua origine o provenienza.”Diversi Stati Membri hanno, pertanto, deciso di esplorare quell’ultima opzione offerta dal regolamento FIC, provocando un’ondata di Country Of Origin Labelling, di etichette con l’indicazione della provenienza della materia prima o ingrediente principale dell’alimento, oltre a quello in cui avviene l’ultima lavorazione.

IL CASO FRANCESE  La Francia, ad esempio, nel gennaio 2017, ha dato inizio a una sperimentazione della durata di un paio d’anni dell’obbligo da parte dei produttori di latte, di prodotti lattiero-caseari e prodotti a base di carne di apporre in etichetta il paese di origine della “materia prima”, latte e carne (i.e. Décret n° 2016-1137 du 19 août 2016 relatif à l’indication de l’origine du lait et du lait et des viandes utilisés en tant qu’ingrédient, 1 hereinafter, the Decree).

L'ITALIA A metà febbraio di quest’anno, pure in Italia è stato dato il via all'obbligo d’indicazione in etichetta dell'origine della materia prima per il riso e la pasta. Come in Francia, si tratta di una sperimentazione promossa per un paio d’anni, ma che potrebbe arrivare a fine prematura. Incalzata dall’ondata d’iniziative degli Stati Membri, la Commissione Europea ha, difatti, deciso di serrare le file, producendo una nuova bozza di regolamentazione dell’etichetta che si sovrapporrà alle leggi nazionali degli stati membri dal 1° aprile 2019.
“Quando il paese d’origine o il luogo di provenienza di un alimento è indicato e non è lo stesso di quello del suo ingrediente primario: a) deve essere indicato anche il paese d’origine o il luogo di provenienza di tale ingrediente primario; oppure
 b) il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario è indicato come diverso da quello dell’alimento.” (art. 26.3).

Il punto b è già uno scivolone rispetto ai decreti governativi: anziché andare nella direzione di una chiara individuazione del paese d’origine della materia prima, è sufficiente segnalarne l’alterità. Coldiretti, nel parere fornito alla UE sulla bozza, critica “un’eccessiva genericità delle espressioni utilizzabili (quali UE, non UE, Regione, Stato membro..)”, in aperto contrasto con i decreti nazionali che sono, invece, andati incontro alla richiesta da parte dei consumatori d'indicazione precisa del Paese di origine o del luogo di provenienza sia del prodotto sia dell’ingrediente primario.

Leggendo nel dettaglio tutte le specifiche ed eccezioni, l’intervento della Commissione pare andare proprio nella direzione opposta a quella intrapresa dagli stati nazionali. L’indicazione in etichetta rimane volontaria. E, nota Coldiretti, “giunge con estremo ritardo a regolare i casi di difformità dell’origine dell’alimento da quello del suo ingrediente primario”, il termine stabilito dal regolamento era il 2013. Buongiorno Commissario Vytenis Andriukaitis!

Come scrive l’Avv. Dario Dongo su GIFT, la regola di base è vanificata “con ampie deroghe a favore di marchi registrati, Igp e altre ‘oasi protette’”. I marchi d’impresa registrati, le indicazioni geografiche protette, i prodotti “soggetti ad accordi internazionali” o a “specifiche disposizioni dell’Unione” sono esclusi, lasciando paradossalmente spazio a pratiche che possono trarre in inganno il consumatore proprio ai prodotti che più dovrebbero assicurarne la tutela. Pure per i produttori che utilizzano ingredienti provenienti da una pletora di paesi vi è la scappatoia: possono scegliere di segnalare genericamente solo la diversa provenienza della materia prima da quella del prodotto finale.

Un unico punto positivo che potrebbe limitare l’agropirateria internazionale - 60 miliardi di euro annui sottratti al nostro paese -, quando il marchio suggerisce una determinata origine dell’alimento che non coincide con il Paese di sua ultima trasformazione sostanziale, essa deve essere AGR ITALIA smallprecisata (ad esempio, il marchio di un prodotto taroccato presenta nome, elaborazioni grafiche, colori o simboli pretestuosamente allusivi all’Italia).

L'INCOGNITA DEI TRATTATI INTERNAZIONALI, CHE HANNO L'ULTIMA PAROLA Con le iniziative COOL degli stati nazionali, soprattutto di Polonia, Ungheria e Romania, si osserva invece una tendenza degli Stati Membri alla tutela delle produzioni nazionali, tanto da essere richiamati ufficialmente dalla Commissione Europea. Rimane, difatti, l’incognita degli obblighi stabiliti dai trattati internazionali, che vincolando l’Unione e gli Stati Membri invalidano il processo democratico, ma che devono avere l’ultima parola, pena il pagamento di multe salate comminate dai tribunali internazionali.  Il governo canadese, senza por tempo in mezzo, ha trasmesso un avvertimento riguardo alla minaccia per i propri export dei programmi di etichettatura nazionale all’interno della UE, preannunziando di rivolgersi all’Organizzazione per il Commercio Mondiale (WTO). E l’industria alimentare e delle bevande ha sollevato molte critiche per gli effetti negativi dell’etichetta trasparente sul libero scambio nel Mercato Unico.

Proprio a seguito dell’obbligo d’indicazione del paese di origine per la materia prima di pasta, riso, pomodori e prodotti a base di pomodoro, se diverso dal luogo di produzione, adottato recentemente dall’Italia, FoodDrinkEurope – un’associazione che rappresenta l’industria alimentare e delle bevande – ha sottoposto un reclamo ufficiale alla Commissione Europea, con richiesta di “azioni concrete ed efficaci di follow up”.

Prima del recente decreto sulle etichette e fino a esaurimento della vecchia merce, una pasta prodotta in Italia con farina di grano importato era per la legge europea “italiana al 100%” e il grano duro d’importazione, su cui è stato spruzzato glifosato in pre-raccolta, poteva essere importato e molito in Italia per produrre la rinomata pasta italiana con il marchio “made in Italy”. Ora non piu', ma fino a quando?

etichetta genericaLa farina molita da grano importato sottoposto a dessicazione può ancora essere venduta come italiana o successivamente mescolata a quella nostrana. Inoltre, vi è una pletora di prodotti da forno “italiani” di cui non si conosce l’origine della materia prima, giacché non trattati dal decreto su riso, pasta e prodotti a base di pomodoro. La regolamentazione definitiva della Commissione scioglierà tutti questi nodi? Per il momento, con la bozza finale del regolamento europeo che dovrà sovrapporsi ai decreti nazionali si rischia, addirittura, di tornare al punto di partenza. A scapito della salute di noi consumatori, e, come vedremo in seguito, dell’interesse degli agricoltori, presi fra l’incudine dei prezzi dei mezzi di produzione agricola e il martello di quelli della grande industria di trasformazione e distribuzione. 

Il tentativo in atto, sotto il vessillo del libero scambio, pare sia quello dell’omologazione fra aree geografiche, da qui la necessità che l’etichetta posta sulle confezioni sia mantenuta opaca. Le multinazionali dell’export agroalimentare – alcuni dei quali sono pure i principali traders sulle borse merci nord americane, con il potere di determinare le variazioni dei prezzi delle materie prime - sanno bene che il consumatore europeo medio, soprattutto quello italiano o francese, non gradisce materie prime extraeuropee. In gioco c’è il commercio della lunga lista di cereali e vegetali trattati con glifosato nella fase di pre-raccolta e dei prodotti trasformati la cui materia prima è stata trattata in pre-raccolta, lista che è ben lungi dall’ includere il solo grano duro, dal quale avrebbe da perdere soprattutto l'Italia, ove non è utile, oltre che proibito, praticare la dessiccazione dei raccolti.
Per il nostro paese, in particolare, la lacuna dell’origine delle materie prime in etichetta, se permesso dalla regolamentazione europea in arrivo, può essere il cavallo di troia di una pletora di materie prime dessiccate e, pertanto, con residui più elevati (seppure entro i limiti di legge) di glifosato, rispetto alla produzione nazionale.

E LA SEGNALAZIONE IN ETICHETTA DEGLI OGM? Importante notare che, mentre la presenza di ingredienti OGM sopra lo 0.9 % deve essere segnalata in etichetta, il mangime OGM può essere già liberamente commercializzato in Europa. E la carne di origine extraeuropea rischia diOGM in etichetta introdurre surrettiziamente nel piatto europeo diverse sostanze non permesse in Europa, fra cui carne, uova e prodotti caseari di animali nutriti massicciamente con mangime OGM.

CONCLUSIONI

Mentre la società civile e gli agricoltori stessi sono sempre più consapevoli dell’importanza per la salute pubblica dello sviluppo di un’agricoltura legata al territorio, di una filiera alimentare corta e stagionale, l’alimento in vendita sugli scaffali della grande distribuzione è negli ultimi 30 anni divenuto una merce vieppiù globalizzata. Ma produrre alimenti può essere mera attività economica sottoposta alla produzione di massa, per di più totalmente slegata dal territorio di origine e di consumo, come qualsiasi altra merce? L’alimento, per la sua funzione primaria di mantenere la vita, esubera dalla sfera prettamente economica per insinuarsi in quella dell’etica ed è, pertanto, cruciale che le aziende agroalimentari siano caratterizzate da forte responsabilità sociale. Ma ciò sta accadendo?

Nella prossime puntate dell’inchiesta: perché la crisi del reddito agricolo è un fenomeno globale e perché tale crisi inficia la sicurezza e qualità alimentare. Inoltre, dovremmo preoccuparci o no per la presenza di residui di glifosato (seppure entro i limiti di legge) nella pasta, nel pane, nei cereali e biscotti che mangiamo ogni giorno e nella birra che beviamo quotidianamente? Il glifosato, l’erbicida Monsanto ereditato da Bayer, di cui la Commissione Europea ha di recente permesso la commercializzazione in Europa per altri 5 anni, dopo 2 anni di polemiche e scontri di natura politica e scientifica, è davvero pericoloso per la salute?

PER APPROFONDIMENTI

Questo matrimonio non s'ha da fare, la fusione Bayer-Monsanto (Prima puntata della serie dedicata alla sicurezza e qualita' alimentari)

Omega 3, il re perduto

Il CETA in poche parole

 

FONTI

Analisi sulle semole, ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono, I Nuovi Vespri 

Barilla, perche' compriamo grano all'estero. De Bonis, no al grano che arriva con le navi 

Better Regulation Initiatives 

Dr Huber, plant pathologist and one of US senior scientists, about glyphosate

Nuclear Scars, GreenPeace 

Il CETA in poche parole

Principio di precauzione 

Country of Origin Labelling on the Rise 

Food Safety Labelling 

Federdoc  

Great Italian Food Trade

BIBLIOGRAFIA

Rewriting the Rules of the American Economy, Joseph Stiglitz

What Money can't Buy, Michael Sandel

 

 

 

 

 

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